Si mangia per vivere, non si vive per mangiare

Si mangia per vivere, non si vive per mangiare
Si mangia per vivere, non si vive per mangiare

sabato 24 dicembre 2011

Natale, odore di pioggia, voglia di pace

 
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E' la vigilia di Natale, e piove.

Amo l'odore che emana il mondo quando vi cadono le prime gocce di pioggia, quell'odore di terra bagnata che arriva direttamente al cuore e risveglia emozioni sopite, quelle di una ragazzina malata di solitudine che sotto la pioggia amava camminare senza riparo. Quella ragazzina è ancora in me ed ancora ama camminare sotto la pioggia senza ombrello, il viso rivolto al cielo a ricevere il dono di quelle gocce fresche, incurante dei capelli che si inzuppano d'acqua e degli sguardi di chi la incrocia ed ha scritto in faccia ma guarda questa matta.

No, non sono matta. Sono una che ama la vita, che ama questo mondo malato al di là di ogni ragione. Amo ogni giorno che vivo, e lo vivo cercando di non farmi sfuggire neanche la più piccola sensazione. Lo facevo anche quando la mia vita era più spensierata di adesso e non mi sfiorava l'idea, come mi capita oggi, che il giorno che vivo potrebbe essere l'ultimo; o magari, peggio, che potrebbe essere l'ultimo felice. In quell'età in cui le ragazze amano la discoteca, io spesso nelle giornate di primavera o estate uscivo dal casolare di campagna in cui abitavo e mi immergevo tra i campi verdi e gialli, cercavo l'ombra di un albero e mi sdraiavo a leggere, immersa in un silenzio rotto solo dal canto di qualche uccello ed in quei profumi che sapevano di buono, di Dio (ci credevo, allora), di quella malinconia adolescenziale nella quale mi crogiolavo senza capire quanto fossi felice in quelle ore di pura libertà. Non esistevano i cellulari a quel tempo, e mi allontanavo sempre abbastanza da non sentire la voce di mia madre che mi chiamava. Rientravo al tramonto, inseguita da nuvole di zanzare, di corsa tra spighe e fiori, immusonita al pensiero di dover rientrare e di lasciare quei profumi,  quel silenzio. A volte, immersa nella lettura, non mi accorgevo della luce che cambiava, dei tuoni che in lontananza spezzavano il silenzio, e quando il temporale arrivava mi sorprendeva indifesa, e mi costringeva a rientrare di volata in una corsa allegra contro il tempo e contro quei goccioloni freddi che mi arrivavano addosso mentre l'aria si riempiva di quel profumo unico  di quando inizia a piovere, e che assaporavo a pieni polmoni. Non lo sapevo, quanto ero felice. Non sapevo quanto avrei rimpianto quella spensieratezza, quella libertà, quell'essere padrona del mio tempo e di me stessa senza esserne cosciente, e senza saperne godere.

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E' la vigilia di Natale e piove. Una pioggerellina fredda, un sentore di neve che mi ricorda la mia infanzia ed i miei inverni bianchi, una di quelle giornate in cui il fiato diventa una nuvoletta, le mani gelate ed il naso rosso. E' la vigilia di Natale, e  tra poco la mia famiglia intera si riunirà per aspettare insieme la mezzanotte, un bambino nato più di duemila anni fa, ed un buffo signore dalla barba bianca e dal sacco pieno di doni scelti con cura ed amore. E' la vigilia di Natale e mi piacerebbe che per una notte, per questa notte magica si fermassero le guerre, le ingiustizie, gli orrori di cui questo mondo è troppo colmo, e che questa pioggia lavasse il sangue di troppe vittime innocenti... e domani, qualcuno dicesse: basta, non ricominciamo, è così bella la pace.

E' questo che auguro a tutti voi per questo Natale... pace. Una giornata di pace, che sia solo la prima di una serie infinita. Pace, mentre la pioggia cade sul mondo. Pace.

Auguri di cuore, a chiunque passerà di qua.

mercoledì 21 dicembre 2011

Tordelli versiliesi, senza glutine

 
 
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Nannarè ma che fai, errori di battitura proprio nel titolo???

No, non è un errore:  in Versilia questa pasta ripiena di carne e bietola si chiama proprio così.

Confesso di non averli mai mangiati prima. Né tantomeno cucinati. Ne ho sentito parlare spesso da un amico virtuale come di una specialità, tanto da incuriosirmi e girare tra i siti internet e tra i libri di cucina toscana alla ricerca della ricetta originale. Non so se esista una ricetta precisa, ne ho trovate moltissime versioni, e come spesso succede alla fine non ne ho usata nessuna ma mi sono basata sui miei gusti e sui prodotti che avevo in casa, sia pure nel pieno rispetto degli ingredienti tradizionali.
 
Ingredienti per la pasta : per questa ho usato  la ricetta già sperimentata per i ravioli di ricotta e spinaci, vista l’ottima riuscita. L’unica differenza è che stavolta ho usato la macchinetta per stendere la pasta, che mia mamma mi ha regalato quando ha scoperto che la pasta fatta in casa la stendevo con il mattarello!!!
Ho usato: 500 gr di farina Bi-Aglut per pane e paste lievitate, 4 uova, 5-6 cucchiai di acqua, 4 cucchiai d’olio extravergine di oliva, un pizzico di sale.
Procedimento : fare la fontana con la farina, mettervi nel centro le uova, l’acqua, il sale e l’olio, far incorporare impastando dal centro verso l’esterno. Oppure usate un'impastatrice... o il Bimby come  ho fatto io :)
Lavorare fino a quando l’impasto sarà ben omogeneo e morbido. Avvolgere il panetto ottenuto in un telo di cotone e far riposare.

Ingredienti per il ripieno: 300 gr di carne di manzo e maiale macinata, 300 gr di bietola cotta senza coste, mollica di pane (ovviamente senza glutine...) circa 50 gr, olio extravergine di oliva q.b., 1 tazza di brodo vegetale, 3 cucchiai di parmigiano, 3 cucchiai di pecorino, 2 uova, la punta di un cucchiaino di cannella, un pizzico di noce moscata, pepolino (timo), prezzemolo, basilico, sale, pepe.

Procedimento: Mettere in ammollo il pane nel brodo. Versare in una padella un po’ d'olio, sale, pepe, basilico, prezzemolo e pepolino finemente sminuzzati, e soffriggere. Unire la carne, la fettina di pane tritata e far cuocere lentamente. Prima di togliere dal fuoco, aggiungere il formaggio e le spezie e lasciar insaporire. Unire la bietola lessata, ben strizzata e tritata, e amalgamare il tutto. Far raffreddare, unire le due uova sbattute e mescolare bene.
 
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Stendere la pasta con un mattarello o con l’apposita macchinetta e ritagliare dei cerchi del diametro di circa 10 cm. Io ho usato un coppapasta, ma va bene anche un bicchiere di vetro fine della misura adatta.

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Mettere su ogni cerchio di pasta un cucchiaino colmo di ripieno.

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Piegare in due ogni cerchio premendone i bordi e stando attenti a non far fuoriuscire il ripieno. Sigillare bene con i rebbi di una forchettina. Man mano che sono pronti, adagiare i tordelli  su un vassoio infarinato. Su consiglio di Anna de “Il ricettario di Anna” li ho cosparsi di farina fine di mais (Nutrifree)  e questo ha fatto sì che non si attaccassero tra loro.

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Con queste quantità ho fatto circa 45 tordelli, sufficienti per 7-8 persone considerato che con 5-6 si riempie un piatto (quello nella foto è un piatto da pizza).

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Lessare i tordelli in acqua salata bollente per almeno due minuti dopo che sono venuti a galla. Io ho avuto paura che mettendone troppi insieme si rompessero ma hanno retto benissimo alla cottura e non ci sono stati danni neanche dopo che, rassicurata dalla riuscita dei primi dieci, ne ho buttati 20.
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Il condimento classico è un buon ragù, ma sono ottimi anche con burro e salvia e cosparsi di parmigiano.
Non pretendo di insegnare a nessuno come si fa il ragù, ma una piccola dritta per renderlo particolarmente profumato ed un po’ speziato sta nel mettervi un po’ di questa polverina magica:

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Il mio ingrediente segreto (che in realtà non è mio ma di mia mamma) non è altro che un misto di spezie preparato in queste proporzioni:  1 cucchiaio di noce moscata macinata, uno di chiodi di garofano macinati, 1/4 di cucchiaino di cannella in polvere, pepe o peperoncino a piacere. Un cucchiaino di queste spezie in una bella pentola di ragù lo renderà indimenticabile,  profumerà di buono la cucina, e tra tordelli e ragù…

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… vi leccherete i baffi! 




domenica 18 dicembre 2011

Pizza con la scarola, senza glutine

E’ un piatto campano che adoro, e che tutti gli anni di questi tempi mia mamma presentava spesso in tavola. La scarola con il suo retrogusto amarognolo si sposa divinamente con il dolce dell’uvetta, il forte del peperoncino ed il salato dei capperi, e la pasta da pizza ne fa un piatto unico e gustoso, pratico ed idoneo anche ad un buffet.
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L’anno scorso l’ho fatta così.
Quest’anno ho voluto provare un impasto diverso, incantata dagli impasti a lunga lievitazione scoperti grazie ad Olga. Non avevo mai provato a fare il cosiddetto lievitino, ed è stata una bella esperienza: il risultato è stato un impasto ben lievitato malgrado la quantità minima di lievito di birra, molto buono, senza retrogusto, e malgrado il tempo più lungo la fatica è minima.
Ingredienti per la pasta da pizza: 200 gr di farina Mix B Schar, 200 gr di farina Mix It DS, 150 gr di farina Glutafin Select, acqua tiepida circa 350 ml, 6 gr di lievito di birra, 1 cucchiaino di miele, sale q.b
Ingredienti per il ripieno:  due o tre cespi di scarola, uno spicchio d'aglio, un pizzico di peperoncino, una manciata di pinoli, una di uvetta, una di capperi, olive snocciolate e tagliate.
Procedimento per la pasta: mescolare le tre farine. Sciogliere il lievito di birra in 100 ml di acqua tiepida ed aggiungervi il miele facendolo sciogliere bene. Incorporare 100 gr di farina  mescolando bene in una scodella. Coprire con pellicola per alimenti e far lievitare per un’ora circa.
Procedimento per il ripieno: lavare bene la scarola, asciugarla bene e tagliarla a pezzi. Soffriggere in un po' di olio extravergine di oliva l'aglio ed il peperoncino,  poi versare la scarola: essendo questa voluminosa ci vorrebbe una pentola molto grande, ma volendo se ne può soffriggere  una parte, quando appassita se ne aggiunge ancora, e così via fino ad averla tutta nella pentola. Arrivati a fine cottura  aggiungere l'uvetta, i pinoli, i capperi e le olive, aggiustare di sale. Spegnere e far raffreddare.
Una volta pronto il lievitino, usarlo come lievito impastandolo bene con il resto della farina e dell’acqua ed aggiungendo 4 cucchiai di olio extravergine di oliva e sale a piacere. Fare due panetti, uno un po’ più grande dell’altro, e mettere nuovamente a lievitare per un’ora circa, o perlomeno finché l'impasto non raddoppia di volume o quasi.

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Una volta ben lievitati, stendere il panetto più grande su un pezzo di carta da forno che  vada a misura nella teglia da foderare. Ritagliare eventualmente la pasta in eccesso, bucherellare quella sul fondo e versarvi il ripieno di scarola.

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Coprire con il secondo panetto steso su misura aiutandosi con il mattarello e far aderire i bordi sul tutto bagnando con poca acqua. Spennellare con olio extravergine di oliva.
Cuocere nella parte bassa del forno (in modo che il fondo non resti crudo e bagnato) a 200°C per circa 30 minuti.

La pasta dovrà avere un bel colore dorato.


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Sfornare, servire tiepida… e naturalmente…


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… leccarsi i baffi!!!

giovedì 15 dicembre 2011

Rifatte senza glutine: le crespelle con prosciutto e funghi di Francesca

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Ed eccoci al secondo appuntamento con le “rifatte”!
Questo mese facciamo tutte onore alla gustosa ricetta di Francesca del blog “Una cucina tutta per sé”: le sue deliziose crespelle con prosciutto e funghi sono state molto apprezzate sia dalla sottoscritta che dai suoi familiari, e di nuovo ringrazio Vale e questa sua bella idea che mi fa scoprire ricette che probabilmente non avrei mai eseguito senza le “rifatte”.
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Ho apportato solo piccole modifiche alla ricetta, la cui versione originale ed il procedimento fotografato trovate qui. La prima modifica sta nella misura delle crepes, che ho fatto piccoline dato che avevo deciso di arrotolarle intorno al condimento anziché piegarle come nella ricetta di Francesca. Inoltre per le crepes ho usato la mia ricetta di sempre, comunque molto simile a quella di Francesca.
Ingredienti per le crepes: 400 ml di latte, 2 uova, 140 gr di farina (io uso la Bi-Aglut per pane e paste lievitate), un pizzico di sale.
Procedimento: Sbattere leggermente le uova col pizzico di sale, aggiungere la farina mescolando, poi il latte un po' alla volta ed amalgamare bene tutto facendo attenzione che non si formino grumi. Il risultato dev'essere un liquido tipo pastella, denso ma non troppo. Lasciar riposare una mezz'ora a temperatura ambiente.
Sciogliere un po' di burro nel microonde e mettere la padella sul fornello a fiamma vivace ma non troppo alta. Spalmare un velo sottile di burro sulla padella con un pennello, poi versare, dopo averlo mescolato bene, un po' del composto.
Farlo spargere bene nella padella, girando leggermente quest'ultima oppure con l’aiuto del dorso di un cucchiaio, e far cuocere da una parte. Controllare la cottura, poi voltare la crèpe aiutandosi con una o due palette larghe.
A cottura ultimata, far scivolare in un piatto. Si possono preparare in anticipo impilandole l'una sull'altra
Ingredienti per il ripieno:  500 g di funghi misti (la ricetta originale prevede gli champignons ma avevo una busta di funghi vari surgelati e mi è sembrata l’occasione giusta per usarli), 200 g panna da cucina, 6 fette di prosciutto cotto,
1 mozzarella.
NB: ricordatevi di controllare che il prosciutto sia senza glutine, mentre per una versione non gluten free sostituite la farina mix senza glutine con farina 00.
Procedimento per il ripieno: Lavare e tagliare i funghi e cuocerli in padella con poco olio, sale e prezzemolo finché non saranno morbidi. Passare 3/4 dei funghi con il minipimer fino ad ottenere una cremina morbida, e mescolarli con la panna.
Mettere sulla metà di ogni  crepe una fetta di prosciutto, qualche pezzetto di mozzarella e un po’ di salsa di funghi. Arrotolare e disporre in una pirofila.
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Raffreddare e lasciar riposare una notte in frigorifero (volendo si potrebbero anche cuocere subito, ma lasciandole riposare i sapori si amalgamano e diventano ancora più buone).
Al momento della cottura aggiungere qualche pezzettino di burro e scaldare in forno a 160 gradi per 20 minuti.
Per puro gusto estetico, ho presentato le crepes versandovi sopra un cucchiaio di salsa besciamelle e qualche fungo lasciato integro.
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Sono piaciute moltissimo…. brava Francesca, ricetta splendida, semplice e gustosa!

Ricordo a tutte le persone che vogliono aderire all’iniziativa “Rifatte senza glutine” che la ricetta da presentare il 15 gennaio 2012 sarà questa:

di Jè, del blog “Un castello in giardino”

Partecipate numerosi!!!  Con noi rifatte senza glutine….

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… vi leccherete i baffi!!!

lunedì 5 dicembre 2011

Cinghiale e polenta

Premetto che non amo molto la cacciagione, ma ogni tanto ne viene regalata un po’ al mio più feroce critico, ed a lui invece piace molto. Così ho imparato a cucinare il cinghiale, ed anche ad apprezzarlo.
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La ricetta me la diede anni fa proprio chi ci regala questa carne, io ci ho aggiunto solo il tocco della polenta che ci sta molto bene, e rende questo piatto particolarmente adatto alla stagione fredda mitigandone inoltre il sapore forte.
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Ingredienti: 600 gr di carne di cinghiale tagliata a piccoli pezzi, una cipolla, due spicchi di aglio, una costa di sedano, mezza carota, salvia, rosmarino, grani di pepe, vino q.b. , polpa di pomodoro, un cucchiaino colmo di cacao amaro in polvere (certificato senza glutine) olive nere.
Procedimento: da qualche parte ho letto che se il cinghiale è stato congelato non importa più marinarlo…. non so se sia vero, io comunque lo marino sempre, magari dodici ore anziché 24 se non mi sono ricordata di metterlo a marinare in tempo. Quindi per prima cosa, mettere la carne ben pulita e tagliata a pezzi piccoli in un contenitore insieme agli odori tagliati a pezzi ed a qualche granello di pepe schiacciato e coprire bene con vino rosso corposo. Lasciar marinare a temperatura ambiente.
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Dopo 24 ore il vino sarà diventato molto scuro; scolare bene la carne e gettare tutto il resto (qualcuno riutilizza gli odori marinati, io preferisco riprepararli da capo per eliminare il più possibile quel forte sapore di “selvatico” tipico del cinghiale). Soffriggere un battuto di tutti gli odori nominati, aggiungere la carne e far rosolare bene.  Versare un mezzo bicchiere di vino (si dovrebbe usare lo stesso della marinatura) e far evaporare, Aggiustare di sale e pepe, aggiungere pomodoro quanto basta, il cacao, mezzo bicchiere di acqua e cuocere a lungo. Io uso la pentola a pressione che dimezza i tempi e rende morbide anche le carni più coriacee, e faccio cuocere per circa 45 minuti dal momento in cui inizia a fischiare. In una pentola normale il tempo va almeno raddoppiato e andrà aggiunta acqua man mano che la carne cuoce.
Nel frattempo preparo una polenta morbida con un litro e mezzo di acqua, sale, 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e 400 gr di farina di mais certificata senza glutine (consultare il prontuario degli alimenti senza glutine, accessibile a tutti on line sul sito dell’Associazione Italiana Celiachia, oppure usare una farina di mais macinata in un mulino che sicuramente non macini anche grano, segale o orzo).
Al termine della cottura aggiungere le olive e far ritirare un po’ il sugo lasciando sul fornello qualche altro minuto. 
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Servire con la polenta calda e….

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… leccarsi i baffi Sorriso

domenica 20 novembre 2011

Ravioli con ricotta e spinaci

Ogni tanto mi prende la nostalgia di piatti quasi dimenticati, non tradizionali della mia famiglia o della mia terra, ma che ogni tanto, prima che madame celiachia entrasse come una regina in casa mia, mettevo in tavola nei giorni di festa. Le (st)renne gluten-free di questo mese mi hanno fatto pensare lì per lì a tutte le cose buone che solitamente mi ritrovo sul tavolo a casa di mia mamma durante le feste…. poi ho pensato: non c’è scritto “i piatti che troveremo” ma quelli “che ci piacerebbe trovare” !

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Bè, mi piacerebbe proprio trovare dei bei ravioloni ripieni, di quelli freschi che compravo un tempo al pastificio, sui quali basta giusto un po’ di burro aromatizzato alla salvia per gustarne in pieno il sapore…. mentre ci pensavo mi veniva l’acquolina in bocca, giuro. Da quanti anni non li mangio? Non lo so, ho perso il conto. E allora, perché no?

Ho rispolverato i miei vecchi ricettari stampati per i corsi di cucina senza glutine. Nel settembre del 2001, durante il nostro primo corso a Marina di Pisa, il cuoco che ci aiutava fece rimanere letteralmente a bocca aperta tutti i presenti presentando la sua pasta ripiena senza glutine. Forse è proprio da allora che non la mangio più, dieci anni fa circa, non so perché non ci abbia mai provato prima, forse mi sembrava troppo complicato, o forse ho rimandato tanto da non pensarci più.

Questo blog a volte divaga un po’ dallo scopo iniziale, ma rimane fondamentalmente quello per cui è nato: mettere la mia esperienza a disposizione di chi non ne ha o ne ha meno di me, ed anche incoraggiare a buttarsi in iniziative culinarie che possono sembrare complicate e che non lo sono affatto. Ecco, i ravioli non lo sono affatto. Non li avevo mai fatti prima, e non ho trovato nessuna difficoltà. Con un risultato ed una gratificazione immensi.

Cesare Scolari, così si chiama il cuoco ormai in pensione che mise a disposizione del nostro gruppo la sua esperienza e che sperimentò per noi quelle farine con le quali ancora non avevamo il massimo della confidenza, ci fece una premessa: l’impasto preparato per ravioli, tortellini, cappelletti deve essere un po’ più morbido di quello per tagliatelle o lasagne che deve essere invece piuttosto duro. La morbidezza serve a fare in modo che le due parti con il ripieno nell’interno si chiudano con facilità.
Ecco la sua ricetta:
Ingredienti: 500 gr di farina (lui usò la Bi-Aglut per pane e paste lievitate, io ho fatto altrettanto), 4 uova, 4 cucchiai di acqua, 4 cucchiai d’olio (lui consigliava quello di mais, io ho usato quello extravergine di oliva), un pizzico di sale.
Procedimento: fare la fontana con la farina, mettervi nel centro le uova, l’acqua, il sale e l’olio, far incorporare impastando dal centro verso l’esterno. Lavorare fino a quando l’impasto sarà ben omogeneo. Avvolgere il panetto ottenuto in un telo di cotone e far riposare mentre si prepara il ripieno.
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Confesso di aver usato il Bimby, mettendo insieme tutti gli ingredienti e finendo di lavorare il panetto a mano. 
Per il ripieno ho fatto un po’ a occhio, con le dosi che avevo in casa. Non credo ci siano regole precise….. se ci sono non le ho cercate, mi sono ispirata alla ricetta degli gnudi ed il risultato è stato semplicemente ottimo. Ecco come ho fatto:
Ingredienti: spinaci pesati già lessati e strizzati 350 gr, ricotta ben asciutta 250 gr, un uovo, parmigiano grattugiato 60 gr, una bella spolverata di noce moscata.
Procedimento:  passare gli spinaci in padella con un po’ di burro, farli intiepidire, poi tritarli finemente insieme alla ricotta.  Aggiungere il resto degli ingredienti ed amalgamare bene.

A questo punto prendere il panetto di pasta, prelevarne due pezzi dello stesso peso (io ho fatto 200 gr) e stenderli finemente in modo approssimativamente uguale. Ho usato il mattarello aiutandomi con un po’ di farina per stendere in modo molto fine, ma per chi ha la macchina per la pasta ben venga l’aiuto.
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Appoggiare su una delle due sfoglie di pasta dei mucchietti non troppo grandi di ripieno distanziandoli in modo regolare. Io ho usato due cucchiaini, uno per prendere il ripieno, l’altro per farlo scivolare nel punto in cui volevo io.
Comporre così una specie di griglia regolare. Non l’ho trovato scritto da nessuna parte, ma per paura che le due sfoglie non si attaccassero bene insieme ho passato  un pennellino bagnato  tra i mucchietti, là dove la pasta doveva poi essere accoppiata.
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Appoggiare delicatamente (avevo arrotolato la pasta intorno al mattarello) la seconda sfoglia sulla prima, e premere con attenzione la pasta intorno ai mucchietti.
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A questo punto tagliare i ravioli passando con una rotellina sulla pasta intorno ai mucchietti, premendo forte  sia per far accoppiare bene le due sfoglie di pasta, sia per tagliarle in modo netto. Reimpastare i rimasugli e continuare fino ad esaurimento degli ingredienti.
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Eccoli. Non sono bellissimi? Con le quantità segnalate me ne sono venuti 65, come a dire otto piatti belli abbondanti.
Ne ho cotto qualcuno la sera stessa, lessandoli per un paio di minuti dopo la venuta a galla, conditi con semplice burro scaldato con un po’ di salvia ed una bella grattugiata di parmigiano.
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Il giorno dopo (cioè oggi) erano sempre perfetti ma attenzione, forse per colpa del ripieno la pasta tende ad inumidirsi quindi non fate l’errore di lasciare i ravioli l’uno contro l’altro, ma metteteli in un vassoio cosparso di farina e ben separati l’uno dall’altro, altrimenti li troverete attaccati e rischierete di romperli per staccarli. Ovviamente lo dico perché io questo errore l’ho fatto, fortunatamente me ne sono accorta prima del disastro totale, ed è bastato staccarli delicatamente ed infarinarli un po’ per rimediare.
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E per chi non l’avesse capito, con questa ricetta partecipo al contest delle (st)renne gluten-free di Stefania!!!

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Stefania che dici, potrebbe essere un buon primo per un giorno di festa? O sono solo io…

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… a leccarmi i baffi?



martedì 15 novembre 2011

Rifatte senza glutine: Linguine ai calamari con nettare d’arancia


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Eccoci dunque al fatidico giorno, primo appuntamento con le “Rifatte senza glutine” e con questa ricetta inusuale dal sapore assolutamente delizioso!


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La ricetta originale è QUI , sul blog di “Spunti e spuntini senza glutine”. Trovate invece QUI la spiegazione di questa iniziativa senza la quale una ricetta come questa non avrei mai pensato di realizzarla. Ringrazio quindi per l’ennesima volta (ma non montarti la testa, eh?) la vulcanica Vale per l’idea e per averci stimolate.

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Ingredienti:
(per 6 persone)
500 g di linguine senza glutine (ho usato quelle della Bi-Aglut e le ho trovate molto buone)
2 arance medie (alla quale in corso d’opera ne ho aggiunta un’altra)
1 limone (del quale personalmente ho usato solo la buccia)
800 g calamari
1 bicchierino piccolo di brandy (non compreso nella ricetta originale)
1 cucchiaino grande di miele di acacia (miele di zagara nella ricetta originale…… non avrei saputo dove cercarlo)
una manciata di prezzemolo tritato
1 spicchio d'aglio
olio extra vergine d'oliva
sale e pepe q.b



Procedimento:
Pulire i calamari, togliendo la testa e la cartilagine interna. Lavarli bene e metterli a scolare. 
Tagliare in piccoli pezzi il corpo, tagliando invece in due la testa con i tentacoli.
Grattugiare la scorza delle arance e del limone e spremerne il succo a parte. Qui ho apportato una modifica alla ricetta originale: essendo le mie arance poco dolci ed avendo paura di un risultato troppo aspro, ho preferito usare il succo di una terza arancia e non quello del limone.
In una padella soffriggere lo spicchio d'aglio. Aggiungere la scorza grattugiata degli agrumi.


Molto importante: godere del profumo incredibile che rilasciano le scorze di agrumi soffritte!!!

Unire i calamari, insaporire con un pizzico di sale e lasciar cuocere a fuoco vivo per dieci minuti. 
E qui ho fatto un’altra piccola modifica, aggiungendo e facendo evaporare un bicchierino piccolo di brandy.
Aggiungere poco per volta metà del succo degli agrumi. Io ho aggiunto anche qualche listarella di buccia di arancia.  Portare a cottura (i calamari devono diventare belli teneri).
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Scolarla al dente.

 
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Unire la pasta al sugo facendola insaporire in padella, aggiungendo il restante succo e il cucchiaino di miele.
 

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Aggiungere pepe, la manciata di prezzemolo e …
Buona buonissima buonissimissima!!! Grazie “Spuntine”!!!!
 
Ricordo a tutte le persone che vogliono aderire all’iniziativa “rifatte senza glutine” che la ricetta da realizzare il 15 di dicembre è questa:
 
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del blog: Una cucina tutta per sé
 
 
Partecipate numerosi….. con noi “Rifatte senza glutine”…
 
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… vi leccherete i baffi!!!





domenica 13 novembre 2011

Sono scesa a comprare il pane e la schiacciata

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015Chi non vive la celiachia non sa quanto possa mancare questa semplice frase. Chi la vive sa che per ora è un’utopia. Ma chissà…. un domani qualche scoperta ci restituirà questo semplice gesto che la maggior parte della popolazione fa senza rendersi conto di quanto sia irraggiungibile per noi quella panetteria sotto casa, quel panificio che emana quel profumo unico, meraviglioso, indimenticabile.

Ma per fortuna c’è Olga. Questa sarà pure una ricetta che, come dice lei, impazza su internet…. ma giuro che a me non sarebbe mai venuto in mente di provare a fare un impasto dove il lievito di birra è previsto in quantità di UN grammo per quasi mezzo chilo di farina. Ma siccome in lei ho ormai una fiducia illimitata, ho comprato dopo aver letto delle sue stecche di Jim le farine che nomina, pari pari, ed ho fatto il pane, e dopo anche la schiacciata. Il risultato è stato strabiliante, ed il profumo in casa aveva molto di quello dei panifici.
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La ricetta di Olga è qui, a me è bastato vedere le foto per desiderare di realizzarla, e pensare che dopo il pane con lievito madre avrei giurato di non poterne mangiare uno migliore!!! La lunga lievitazione non spaventi nessuno, anzi…. a me è sembrato un miracolo lasciare un fondo di scodella prima di andare al lavoro e ritrovare la scodella quasi piena al mio rientro…. fa tutto da sè, e tutto il resto è di una semplicità estrema.
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Per comodità di chi legge riporto comunque qui ingredienti e procedimento:

Ingredienti: 


Innanzitutto ho preparato il mix di farine descritto da Olga, usando:

255 gr di Mix Pane Biaglut o Mix B Schar
130 gr di Glutafin Select
70 gr di Farmo per pane

per un totale di 455 gr di farina.

Gli altri ingredienti sono:
400 ml di acqua tiepidina
6 gr di sale
3 gr di zucchero,
1 grammo (sì uno!) di lievito di birra fresco.

In più, farina di mais sottile q.b.

Nell'intraprendere questa "avventura" considerate che ci vogliono 18-20 ore di lievitazione, io ad esempio ho fatto l'impasto verso le otto di sera sapendo di doverlo riprendere e poi lavorare il giorno dopo verso le quattro in modo da avere il pane pronto per la cena.

Procedimento:

Mettere l'acqua in una grande ciotola, scioglierci il lievito e poi aggiungere le farine, lo zucchero ed il sale. Amalgamare tutto con una spatola, coprire con pellicola (io un contenitore grande con il tappo non ce l'ho) e riporre in luogo caldo a lievitare (io l'ho messo vicino al termosifone). La mattina dopo era già molto lievitato, ma nel pomeriggio era semplicemente stupefacente!!!
Passate le 18-20 ore, stendere un telo di cotone sul piano di lavoro e metterci sopra della carta da forno. Spolverare abbondantemente con farina di mais sottilissima e adagiarvi sopra l'impasto cercando di smuoverlo il meno possibile. In realtà cadrà facilmente da solo, e basterà aiutarlo all'ultimo con la spatola.
Non ho neanche provato a fare le pieghe di cui parla Olga, avevo paura che l'impasto si smontasse tutto!!! Ma visti i risultati mi sento di dire che non sono indispensabili :)
Si avrà a questo punto una grossa pagnotta piuttosto molle. Spennellarla con olio e.v.o., cospargerla di sale grosso macinato e di farina di mais, poi chiuderla delicatamente nella carta forno e nel canovaccio, lasciandola lievitare altre due ore. Si allargherà un po'. Prima che finiscano le due ore di lievitazione accendere il forno (o  per chi ce l'ha arroventare la pietra refrattaria).
A questo punto tagliare l'impasto in quattro pezzi con una lama affilata, e separarli molto delicatamente allontanandoli un po' l'uno dall'altro. Trasferire con attenzione la carta forno con sopra l'impasto sulla teglia da forno (meglio se già calda) ed infornare a 250 gradi per 20-30 minuti a secondo che si vogliano pagnottine più morbide o più croccanti.

Ho seguito la ricetta di Olga alla lettera escluso una minuscola modifica, e cioè ho usato la farina di riso al posto di quella di mais per cospargere la carta da forno e l’impasto prima della seconda lievitazione. Ma solo perché ho dimenticato di comprare la farina fine di mais Sorriso

Il giorno dopo il pane era ancora buonissimo, morbidissimo, e lo è ancora oggi dopo due giorni. Nessun retrogusto, un sapore che sa di antico, e che commuove una romantica come me.

Appena sfornato il pane, ho messo un altro impasto a lievitare. E ieri sera ho fatto questa schiacciata da far invidia al famoso panificio.

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Lo sentite il profumo???

Ho usato le stesse dosi segnalate da Olga, e dopo circa 20 ore ho versato l’impasto sulla carta da forno, vi ho cosparso olio extravergine di oliva (senza esagerare, però ci vuole, sennò che schiacciata è?) e poi l’ho steso delicatamente fino a dargli una forma approssimativamente rettangolare.

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L’ho coperto con altra carta da forno e l’ho fatto riposare un’oretta. Poi l’ho cosparso di sale grosso macinato, l’ho trasferito sulla teglia già caldissima e l’ho infornato a 250°C guardandolo spesso e tirandolo fuori quando ha assunto un bel colore dorato. In totale, circa 20 minuti.
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E’ buona da svenire.

Oggi la giornata è splendida e vado a fare una passeggiata sul mare…. portando con me un bel pezzo di schiacciata ripiena di mortadella… bè, un pezzo anche per il marito, che ha apprezzato molto. Ed ovviamente…
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…. ci leccheremo i baffi ringraziando Olga!!!