Si mangia per vivere, non si vive per mangiare

Si mangia per vivere, non si vive per mangiare
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giovedì 22 marzo 2012

Buoni, caldi, morbidi come le donne del Sud

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Sono appena le sette del ventesimo giorno dal mio infortunio sugli sci. Quanto amo queste ore mattutine, quando la mia casa addormentata è avvolta nel silenzio e gli unici suoni sono i cinguettii provenienti dal giardino. In questi giorni poi devo ammettere che gusto ancora di più questo momento, e benedico il fatto di svegliarmi sempre presto, per godere di questa solitudine incantata, mentre sorseggio il mio bidone di caffè senza la maledetta fretta che contraddistingue la mia vita di sempre. Dopo un inizio disastroso in cui ho maledetto le grucce, il tutore, l’arresto forzato della mia vita, ora mi sto gustando i lati positivi che sono, perbacco, niente male! Posso far tardi quanto voglio senza il pensiero della sveglia al mattino, posso dedicarmi a cose che non ho mai il tempo di fare (e non parlo solo del blog), in casa faccio il minimo e sono giustificata, e penso a me stessa, per una volta, senza sentirmi in colpa. Soprattutto, non mi sento in affanno, sensazione che purtroppo accompagna gran parte della mia esistenza. Infine sono molto coccolata, il che non è niente male, perfino dalle mie figlie.
Insomma tutto questo bla-bla per dire che anche nelle situazioni più antipatiche un lato buono c’è. Tra i lati buoni, pensare. Non sempre è un lato buono. Anzi spesso non lo è. Ma mi sforzo di pensare a cose belle, e tra queste, il contest di Stefania che questo mese ha per tema le donne straordinarie, quelle da cui prendere esempio, quelle che hanno lasciato un’impronta sulla terra, quelle che hanno lasciato un segno nella storia. Inizialmente pensavo di marinare questo appuntamento un po’ per l’infortunio e un po’ per la mancanza di idee dovuto ad un umore non proprio felice, però da un paio di giorni penso molto a quali sono le donne straordinarie a cui vorrei ispirarmi. La scelta è davvero infinita. Come non pensare a Rita Levi Montalcini ed a Margherita Hack? Come non pensare a Madame Curie, a Florence Nightingale, a Giovanna d’Arco, a suor Teresa di Calcutta, ed a tante, tantissime altre donne che per un motivo o per un altro meritano di essere chiamate straordinarie? La difficoltà, almeno per me, sta nell’abbinare una di queste donne al cibo… ed è una difficoltà non indifferente, che nasce anche dalla mia secolare pigrizia nei confronti dello studio della storia, che mi impedisce anche in questo caso di fare una ricerca seria. Stamani però i miei pensieri sono scivolati oltre le teste di questi miti…. per atterrare vicino a me, su donne che non hanno segnato la storia, ma che un’impronta sulla terra e nel mio cuore l’hanno lasciata eccome. Donne del sud, che la loro vita l’hanno vissuta o la vivono con un coraggio che solo straordinario si può chiamare, che hanno affrontato le difficoltà col sorriso sulle labbra, con forza e solidarietà sempre pronti. Donne di un tempo che sembra tanto lontano e che non lo è, cresciute in epoche difficili, quando l’unico complimento che una donna potesse ricevere riguardava il modo in cui mandava avanti casa e famiglia; donne come mia nonna Adele, che io chiamavo Nonna Sprint, una donna che in guerra, per soccorrere quello che credeva il marito ferito, ha corso come una pazza sotto una pioggia di bombe, e che mi ha amata come e più di una figlia fino al suo ultimo respiro; donne come mia zia Angela, affetta da una malattia che le ha reso difficile molti giorni della sua vita, ma che non ha mai perso il suo sorriso dolcissimo, la sua invincibile allegria, e un amore per la vita che ti faceva innamorare irrimediabilmente di lei;  donne come mia madre, che giovanissima ha lasciato il suo mondo e la sua bambina nata da poco per emigrare insieme a mio padre e cercare insieme a lui un futuro migliore per me e per i figli che sono venuti dopo: cittadina italiana nel mondo, si è piegata ad una nuova vita, ad una nuova mentalità, alla doverosa umiltà di un’ospite in terra straniera, ma senza mai perdere la sua grinta che l’ha portata ad esempio, nei nostri anni da emigranti in Svizzera, a lottare per organizzare insieme ad altre mamme una scuola di italiano per noi bambini che stavamo crescendo parlando francese: quanto ho odiato quei sabato pomeriggio a scuola di italiano, in quell’aula che già frequentavo tutte  le mattine, di sabato pomeriggio mentre i miei compagni di classe erano finalmente liberi… ma quanto mi è servito aver frequentato quelle lezioni!
Sarebbe tanto lunga la lista dei miei ricordi più teneri, più importanti, più significativi, ma so che lo sono solo per me, e dovrei scrivere un romanzo per spiegare perché queste donne, le donne antiche della mia famiglia sono per me straordinarie nel loro anonimato.  E’ a loro che avrei voluto dedicare la mia ricetta partecipante al contest di Stefania. A loro, perché senza di loro io non sarei quella che sono. A loro, le donne della mia famiglia napoletana sparpagliata per il mondo, queste donne stupende che in parte se ne sono andate ma vivono nel mio cuore, nei miei ricordi, nella mia nostalgia.
Nelle regole del contest però c’è scritto che non si possono coinvolgere mamme nonne zie…. per straordinarie che siano. Ma posso mai cancellare tutto quello che ho scritto? No davvero. Però… c’è lei. Una donna napoletana, un’attrice straordinaria, la cui disinvoltura nel recitare, la cui gestualità così tipica, mi ha sempre ricordato in modo quasi doloroso alcune delle donne di cui ho parlato.

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imagesPupella Maggio, attrice di teatro spesso al fianco di Eduardo De Filippo, ha contribuito a fare di alcune opere di Eduardo dei veri capolavori, degli spezzati incredibilmente veritieri della vita della Napoli di tutti i giorni, quella di persone come i miei genitori, quella delle donne forti e pur pazienti della mia vivissima Napoli. In “Natale in casa Cupiello” ti fa entrare in casa sua, ti fa vivere con lei le difficoltà della sua vita, in perenne lotta tra un marito un po’ svampito ed i figli che adora ma che le regalano un dolore dietro l’altro. Eduardo è straordinario, ma non lo è meno lei, meno famosa di lui ma non meno brava a rappresentare le donne generose della mia Napoli. Ho rivisto questa meravigliosa opera teatrale non più tardi di due giorni fa, adorante come sempre di fronte a questo dialetto che adoro, alle espressioni che mi ricordano la mia infanzia, a quel tenero presepio motivo di discussione tra donna Concetta e Lucariè. Pupella Maggio in questa opera è semplicemente inimitabile. Ti regala lacrime e sorrisi con una bravura commovente.


Da guardare fino in fondo… due artisti inarrivabili
Un sogno terribile e macabro, ma lei… stupenda.
Se n’è andata da molti anni, ma nel mio cuore è sempre viva, tenera, bravissima, straordinaria. E la ricetta dedicata a lei non può che essere napoletana… di quelle ricette il cui profumo mi proietta nell’infanzia, quando mamma zie nonne si riunivano e cucinavano tutte insieme, era la regola quasi ogni domenica, ed ogni domenica era una festa. Ne uscivano spesso capolavori per il palato, a volte con pochissimi e poverissimi ingredienti. Avrei solo l’imbarazzo della scelta….. ho pensato alle zeppole di san Giuseppe, che si fanno di questi tempi, ma quelle sono dedicate agli uomini, non alle donne. Ho pensato alla pizza, la buona pizza napoletana che tutte le donne napoletane sanno fare, alle lasagne con le polpettine di carne all’interno, e poi alle meravigliose pastiere nate dalle mani di queste fantastiche donne, ed al tortano dell’altra mia nonna, nonna Anna da cui ho preso il nome, ed anche alle sfogliatelle lisce… e poi i maccheroni al forno, e la pizza con la scarola, e la frittata di spaghetti, e pasta e patate, pasta e cavolfiori, e il babà, e i panzarotti….. i panzarotti…..
I panzarotti!!!!!!!!! Quelli, sìììììììììììì!!! Telefonata di corsa, mamma mammina, la tua ricetta dei panzarotti, ti prego, ma come un po’ di quello, un pugno di quell’altro, uova, quante uova mamma, quante patate, ma come a occhio, ma come facevate a farli così buoni, a occhio tutto??????
A occhio…… ma come si fa??? Io maniaca del grammo, io che mi scrivo ogni correzione delle mie ricette…. però è vero, questo mi succede da quando cucino senza glutine. La mia bacheca in cucina è zeppa di foglietti con ricette corrette: 100 gr 90gr definitivo: 85 gr!!!   Ma i panzarotti forse posso provare a farli senza dosi…. le dosi le scrivo io se mi vengono bene. E così…. son partita all’avventura dei panzarotti,  chiamati anche crocché di patate, dedicati a Pupella Maggio ed a quel buon profumo di infanzia e di Napoli.
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Ingredienti per 25 panzarotti: 1 kg di patate, 2 uova, 100 gr di parmigiano o altro formaggio a scelta, sale, pepe, prezzemolo, 200 gr circa di mozzarella ben asciutta (io uso quella da pizza) o di scamorza affumicata, pangrattato (io uso il Nutrefree).

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Procedimento: lessare le patate con la buccia in acqua salata, farle intiepidire, sbucciarle e passarle con lo schiacciapatate. Aggiungervi le due uova sbattute, il prezzemolo, il parmigiano, il sale ed il pepe, ed amalgamare bene tutto. Ne deve risultare un impasto bello sodo, se non lo fosse si possono aggiungere un cucchiaio o due di fecola di patate (da prontuario per i celiaci), ma se le patate sono a pasta gialla o comunque non novelle, non succederà.
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Con le mani inumidite, prendere una cucchiaiata di impasto, inserirvi un pezzetto di mozzarella o scamorza affumicata, formare dei cilindri di impasto e depositarli su un vassoio. Attenzione, la mozzarella dev’essere ben inglobata nell’impasto, altrimenti durante la frittura il panzarotto si aprirà.
A questo punto se si ha fretta, rotolare ogni cilindretto nel pangrattato e friggere. Per un risultato ancora migliore, infarinarli con farina di riso o altra farina che non venga assorbita molto (io ho usato la DS) , passarli in un po’ di albume d’uovo e poi nel pangrattato. Verranno più asciutti e croccanti.
Friggere in abbondante olio di arachidi, posare su carta assorbente, servire caldi.
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I panzarotti…. caldi e buoni come lo sono le donne del Sud, croccanti e sodi all’esterno ma con un cuore morbido morbido… e completi, come loro, perché questo può essere un piatto unico, basta un po' di insalata e la cena è pronta.

Li avrebbe graditi Pupella i miei panzarotti? Io credo di sì, a quale napoletano non piacciono?…  spero comunque più di quel capitone, di cui dice nel secondo atto della mia commedia preferita “a me, mi fa proprio schifo, ma piace a Lucariello, e allora glielo cucino”… Io credo proprio che si sarebbe…

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… leccata i baffi!
Vero Eduardo?
  Sorriso

E come se non fosse abbastanza chiaro, senza nessuna speranza di vincere ma felice di partecipare, con questa ricetta mi aggrego…

banner donne straordinarie gf

…alle “Donne (st)raordinarie” di Stefania ♥






sabato 23 luglio 2011

Patate alla Svedese ed un gradito premio!

042Ricetta trovata per puro caso su un sito francese, (cercavo tutt'altra cosa), ammirata e modificata a mio uso e consumo come spesso facciamo in cucina.  La ricetta originale, con cottura al forno, la trovate QUI, mentre con questo post mi limito a tradurla dal francese ed a descrivere il metodo di cottura che ho usato, visto che in questo periodo accendere il forno mi è molto, ma molto faticoso. Ho trovato ricette simili su siti italiani dove però si  racconta di patate sbucciate, di pangrattato ed altre differenze che non mi hanno ispirato, mentre dopo averle mangiate una prima volta abbiamo deciso tutti che questa diventerà una delle ricette classiche di casa nostra.
Ingredienti: patate piccole ma sode (eviterei le novelle), magari biologiche visto che si mangia anche la buccia; olio extravergine di oliva,  sale, pepe, foglie di alloro, burro. La blogger francese consiglia anche l’aglio ma ero rimasta senza e non l’ho usato, e neanche ne ho sentito la mancanza Sorriso
Procedimento: molto ben descritto nel sito francese, dove la blogger contrariamente a me ha fatto anche delle belle foto.
Lavare bene le patate e spazzolarle sotto l'acqua corrente. Appoggiarle tra due bastoncini cinesi (vabbeh, così consiglia ed io li avevo in casa, magari a chi non li ha verrà in mente qualcosa di adatto: due penne per esempio, tipo Bic intendo, o qualunque altra cosa che abbia lo spessore giusto) e con un coltello ben affilato tagliare ogni patata a fettine sottili fermando il taglio nel momento in cui il coltello tocca i bastoncini o qualunque altra cosa abbiate usato. A mano libera la cosa è molto più complicata quindi consiglio vivamente di applicare questo trucchetto! Ne verrà fuori una patata tagliata per l'80% circa ma tenuta insieme da una base non tagliata. Tra i tagli effettuati, inserire pezzi di foglie di alloro.
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Soffriggere le patate intere a fuoco vivace, finché la buccia della base non risulti ben dorata. Girarle e far altrettanto con la parte superiore. A questo punto cospargere abbondantemente di sale e pepe, coprire la padella e far cuocere una decina di minuti, girando ogni tanto le patate e tenendo il fuoco sempre abbastanza vivace.
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Infine appoggiare su ogni patata un pezzetto di burro, coprire nuovamente e finire di cuocere a fuoco più lento (per controllare la cottura fare la classica prova stecchino). Cospargere ogni tanto le patate con il sugo di cottura che si formerà.
Il tempo di cottura ovviamente dipenderà dalla grandezza delle patate: io ho scelto patate di misura simile per evitare che una parte cuocesse ed un'altra rimanesse cruda o bruciasse.
Coreografiche, originali e soprattutto molto buone.... anzi (tutti in coro!):

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… da leccarsi i baffi!!!


Con altrettanto entusiasmo ringrazio Dada del blog "Una celiaca per caso" per avermi passato questo premio:


Dedicato da Dada a 15 blogger, dovrei per prima regola fare altrettanto ma sono anch'io, come Tinny, di un mostruoso egoismo e me lo tengo tutto per me!!! Scherzi a parte non sono proprio capace di scegliere, i vostri blog per un motivo o per un altro sono tutti degni di ben più di un premio, e preferisco interrompere la catena pur ringraziando tutti, ma proprio tutti i blog che seguo, quelli di cucina e non, per il mondo infinito che mi hanno fatto scoprire.

La seconda regola vuole che io dica sette cose di me.... questo lo faccio, pensando alle parole di un amico di tastiera (un tempo si diceva di penna..) che ritiene il mondo di internet terribilmente ipocrita e stupido, pieno di profili in cui tutti odiano l'ipocrisia e la stupidità, in cui tutti amano animali e natura e sono praticamente perfetti. Qualcosa di vero c'è. Cerchiamo sempre di dare il meglio di noi in questo mondo virtuale, sia nelle nostre pubblicazioni che nel descriverci. Allora lancio una sfida, non a 15 di voi ma a chiunque voglia raccoglierla... parliamo dei nostri difetti in tutta sincerità. Sette, diciassette, settanta, quanti volete.... Io parto dai sette che prevede il regolamento di questo premio:

1. Sono testarda e cocciuta. Tanto, ma davvero tanto. L'unica che mi batte, in famiglia e fuori, è mia figlia Silvia.

2. Sono disordinatissima. Il mio armadio è un campo di battaglia, il mio angolo studio-lavoro un disastro, quando cucino sono la disperazione di mio marito! In compenso sul lavoro sono precisissima, perfezionista  ed ho fama di essere affidabile ed  ultrapignola. Insomma Dottor Jekyll e mister Hyde...

3. Se lo ritengo necessario mento spudoratamente e senza il minimo rimorso.  Un'attrice nata, certe volte mi faccio paura. Ma cosa intendo per necessario me lo tengo per me.......

4. Sono incostante. Intraprendo mille cose che poi lascio a metà, ho mille passioni che poi abbandono. 

5. Non mi sento mai all'altezza delle situazioni e per questo motivo le vivo spesso con ansia.

6. Prendo mille impegni senza essere poi in grado di assolverli come vorrei e sentendomi quindi perennemente in colpa per qualcosa.

7. Sono un po' snob...... troppo selettiva nelle mie amicizie che sono sempre state poche anche se vere.

8. Sono permalosa. Tanto.

9. Se una persona mi sta sulle scatole non sono capace di non farglielo capire. Diplomazia zero, il che in questo mondo non è proprio una comodità.

10. Lo so che il regolamente dice sette, ma sono una perfezionista antipatichina, e mi piacciono i numeri tondi, quindi arrivo a dieci.

Cavolo però, è più facile raccontare il meglio di sè che il peggio.....

vabbeh, decimo: ho sempre meno sogni e sempre più rimpianti, e da qualche parte ho letto che quando succede... sei diventato vecchio!!  Forse però questo non è un difetto, dipende solo dall’età (ma che tristezza..)… la quale età tuttavia non mi ha reso più giudiziosa o meno impulsiva, tanto per gradire e rendermi la vita più complicata Sorriso

E in questo sabato di solitudine estrema (figlie a giro e marito ad una cena di lavoro, situazione che ogni tanto mi fa stare TROPPO bene...) auguro una felice domenica a chiunque mi leggerà!

sabato 22 gennaio 2011

Polpette di lesso con purè

In questa ricetta di glutine non c'è neanche l'odore. Perché dev'essere obbligatorio usare il pane o il pangrattato nelle polpette? Io stasera le ho fatte così, ed erano tanto buone che pur trattandosi di un piatto piuttosto banale anche se molto saporito, ho pensato che possa far piacere a qualcuno averne la ricetta, così eccola:




Ingredienti per le polpette:
500 gr di carne lessata (quando in questa casa si fa il brodo,  il giorno dopo si mangiano sempre le polpette :))
2 uova
3 patate medie lessate con la buccia
sale, prezzemolo, aglio

Ingredienti per il purè: io lo faccio con il Bimby, e chi ce l'ha sa quanto viene buono... tuttavia prima di averlo usavo una ricetta praticamente uguale, usando 1 kg di patate, sale, burro 30 gr, parmigiano 30 gr. Per il purè nel Bimby stessi ingredienti, più 350 ml di latte.

Procedimento per le polpette: A dirla tutta io stasera disponevo di un pezzo di lesso che pesava 250 gr, così ci ho aggiunto la stessa quantità di carne macinata, che ho passato nel frullatore insieme al lesso.




 
Passare la carne nel frullatore, aggiungere le uova, uno spicchio d'aglio, prezzemolo e sale.




Aggiungere al tutto le patate lesse e finire di frullare.

Ne viene fuori un composto morbido, ma compatto.


Formare con le mani delle palline non troppo grandi. A questo punto la ricetta toscana prevede di passarle nel pangrattato e friggerle. In casa mia si preferiscono in umido, anzi con molto pomodoro ed accompagnate da un buon purè, così ho preparato una semplicissima pummarola e le ho cotte dentro, usando una pentola abbastanza larga da poterle contenere in un unico strato.

Cuocere circa mezz'ora.

Procedimento per il purè:


Per chi ha il Bimby: sbucciare e tagliare a rondelle le patate. Inserire la farfalla nel boccale e metterci le patate, il latte ed il sale. Cuocere a 100 gradi per 18 minuti a velocità 1. Aggiungere il burro a pezzetti ed il parmigiano grattugiato, frullare a velocità 3 per 30 secondi.

Per chi non ha il Bimby: lessare le patate con la buccia, farle intiepidire, sbucciarle e passarle con lo schiacciapatate. In una ciotola aggiungere il burro, il sale ed il parmigiano. Aggiungere un po' di latte se viene troppo denso. Il risultato è praticamente identico, solo un po' meno comodo. 




Servire le polpette ben calde accompagnate dal purè e da un po' di salsa di pomodoro e.....
... leccarsi i baffi!

domenica 12 dicembre 2010

Polpo alla galiziana

Ho visitato la Spagna del Nord la scorsa estate, e ne sono rimasta incantata. Paesini che sembrano uscire dalle favole, spiagge immense cui le maree danno un aspetto diverso da un'ora all'altra, scogliere selvagge e fari spettacolari... un popolo gentile, sorridente ed accogliente, e poi la cucina... che cucina! Per fortuna in Spagna si usano molto il riso, il pesce, la carne, tutti prodotti ottimi, mentre la pasta la fanno solo per attirare gli italiani! Così benché dovessimo evitare i tanti bocconcini fritti, sicuramente deliziosi, io e Silvia avevamo sempre una grande scelta di cibi privi di glutine presenti nel menu.

Dei tanti piatti assaggiati  quelli che mi hanno entusiasmato di più sono stati la paella nelle sue varie versioni ed il polpo alla galiziana, tipico appunto della Galizia, regione a dir poco incantevole che si affaccia sull'Atlantico. Così, una volta tornata a casa, ho fatto di tutto per ritrovare quei sapori ed anche quell'aspetto così particolare di  piatti che mi hanno fatto innammorare, e che per ora sono piaciuti moltissimo a tutti i miei ospiti.
Ieri sera per la cena in onore di Agnese ho fatto il polpo alla galiziana. Facile facile, e gustosissimo. Viva la Spagna!

Ingredienti: un bel polpo grande (io ne ho trovato uno da 1,4 kg ma quelli spagnoli erano molto più grandi... solo che qui così grossi non li ho mai trovati), 1 kg di patate non troppo grandi, sale, olio, paprika forte. Procedimento: Portare ad ebollizione abbondante acqua aromatizzata con un po' di aceto. Tuffare i tentacoli del polpo ben pulito ma non spellato dentro l'acqua bollente affinché si arriccino.
A questo punto mettere a lessare il polpo per almeno 40 minuti in pentola normale, 25 minuti in pentola a pressione. Io ho sempre usato quest'ultima, si risparmia tempo ed il polpo diventa veramente tenerissimo. Far intiepidire nell'acqua di cottura.

 Mentre il polpo cuoce, far lessare le patate con la buccia. Quando sono cotte farle raffreddare un po', spellarle e farle a fette di circa 1/2 centimetro. Adagiarle sul piatto di portata e cospargerle di sale e paprika. A dire il vero in Spagna usano un tipo di sale grosso a scaglie, che qui però non si trova. Io uso un macinino e lo macino piuttosto grossolanamente.




Tirar fuori il polpo dall'acqua e tagliare i tentacoli in modo obliquo, a fette non troppo sottili.  Adagiare sul letto di patate le fette di tentacolo, poi fare a piccoli pezzi anche la testa ed aggiungerli in qua e là. Usare i riccioli finali per abbellire, a piacere.Cospargere nuovamente il tutto di sale e paprika, poi aggiungere un filo di olio extravergine di oliva. Servire tiepido.

N.B.: Il polpo non va spellato, ed io recupero perfino le ventose che si sono staccate da sole, perché il tutto diventa gustosissimo. In Spagna i tentacoli erano tanto grossi che bastava una fetta a coprire ogni fettina di patate... comunque il mio risultato estetico non è lontanissimo dal loro. In quanto al sapore.....



... me gusta mucho!!!

mercoledì 3 novembre 2010

Gnocchi di patate senza glutine

Quando ero piccola mia madre li faceva spesso, ed ogni volta per me era una festa. Ricordo che li rotolava uno per uno con il pollice per dar loro una forma particolare, e che in cucina c'era un buon odore, mentre il tavolo si riempiva di quelle palline che di nascosto mangiavo anche crude.
Dopo sposata li ho mangiati solo industriali... niente a che vedere con quelli di mia mamma, di cui avevo praticamente dimenticato il sapore ed il profumo.


Poi è arrivata la celiachia. L'esperienza con il mio gruppo di volontariato, con il quale ho fatto tante cose importanti ma soprattutto organizzato molti corsi di cucina senza glutine. Quando organizzammo il primo, qualcuno suggerì di insegnare gli gnocchi... ed io improvvisamente ho sentito il nodo in gola al ricordo di quel profumo, di mia mamma giovane e del tavolo tutto infarinato. Quella stessa sera, con la ricetta della mia collega di volontariato, ho fatto i miei primi gnocchi. Quasi piangevo nel risentire quello stesso profumo, e nel lavorare quell'impasto tiepido. Ma soprattutto, è stata un'emozione vedere mia figlia che li divorava felice, e sentirla dire che erano molto, ma molto più buoni di quelli che mangiava prima, quando poteva mangiare tutto!!!


Da allora li ho fatti centinaia di volte. Ma solo stamattina, mentre li facevo per fare una sorpresa a mia figlia al ritorno da scuola, ho fotografato il procedimento fase per fase, per poter postare qui la ricetta. Anche questa, come altre, può essere eseguita con farina di grano se non avete la necessità di cucinare senza glutine, sostituendo le farine a parità di peso.


Inoltre: le quantità non vanno prese alla lettera... a volte le farine sono più asciutte, le patate più farinose, e le quantità devono essere leggermente aggiustate. 




Ingredienti: un chilo di patate, 300 / 330 gr di farina (io per questa ricetta uso la Bi-Aglut da 1 kg) più quella necessaria per la lavorazione, un pizzico di sale.






Procedimento: lessare le patate con tutta la buccia affinché non assorbano acqua (è importante, altrimenti prenderanno troppa farina e gli gnocchi risulteranno duri). A cottura ultimata sbucciarle e passarle. Far raffreddare bene.
Aggiungere al passato di patate un pizzico di sale e la farina, facendola assorbire poco a poco. Io lo faccio inizialmente in un contenitore con un cucchiaio di legno.



Trasferire il tutto sul piano di lavoro, e finire di impastare usando soprattutto i palmi delle mani, senza affondare le dita nell'impasto che è piuttosto morbido.



Formate un panetto, tagliatelo in vari pezzi e cospargeteli di farina, poi formate lunghi grissini e metteteli l'uno accanto all'altro...





...versateci sopra un po' di farina a pioggia, poi con un coltello lungo con lama liscia tagliate a tocchetti i grissini affiancati. Non preoccupatevi se non vengono tutti uguali... anzi, come dicono a Pisa "E' il su' bello"!  Come faranno sennò i vostri ospiti a credere che li avete fatti voi???



Disponeteli su un vassoio in un unico strato, altrimenti rischiano di attaccarsi, e spolverateli nuovamente di farina.


Lessateli infine, in molta acqua salata, e toglieteli quando verranno a galla aiutandovi con un mestolo forato. Conditeli a piacere, con pomodoro o ragù, con pesto alla genovese o burro e parmigiano, o magari con un po' di buon gorgonzola fuso. E.........



...Leccatevi i baffi!!!!!