Si mangia per vivere, non si vive per mangiare

Si mangia per vivere, non si vive per mangiare
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giovedì 22 marzo 2012

Buoni, caldi, morbidi come le donne del Sud

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Sono appena le sette del ventesimo giorno dal mio infortunio sugli sci. Quanto amo queste ore mattutine, quando la mia casa addormentata è avvolta nel silenzio e gli unici suoni sono i cinguettii provenienti dal giardino. In questi giorni poi devo ammettere che gusto ancora di più questo momento, e benedico il fatto di svegliarmi sempre presto, per godere di questa solitudine incantata, mentre sorseggio il mio bidone di caffè senza la maledetta fretta che contraddistingue la mia vita di sempre. Dopo un inizio disastroso in cui ho maledetto le grucce, il tutore, l’arresto forzato della mia vita, ora mi sto gustando i lati positivi che sono, perbacco, niente male! Posso far tardi quanto voglio senza il pensiero della sveglia al mattino, posso dedicarmi a cose che non ho mai il tempo di fare (e non parlo solo del blog), in casa faccio il minimo e sono giustificata, e penso a me stessa, per una volta, senza sentirmi in colpa. Soprattutto, non mi sento in affanno, sensazione che purtroppo accompagna gran parte della mia esistenza. Infine sono molto coccolata, il che non è niente male, perfino dalle mie figlie.
Insomma tutto questo bla-bla per dire che anche nelle situazioni più antipatiche un lato buono c’è. Tra i lati buoni, pensare. Non sempre è un lato buono. Anzi spesso non lo è. Ma mi sforzo di pensare a cose belle, e tra queste, il contest di Stefania che questo mese ha per tema le donne straordinarie, quelle da cui prendere esempio, quelle che hanno lasciato un’impronta sulla terra, quelle che hanno lasciato un segno nella storia. Inizialmente pensavo di marinare questo appuntamento un po’ per l’infortunio e un po’ per la mancanza di idee dovuto ad un umore non proprio felice, però da un paio di giorni penso molto a quali sono le donne straordinarie a cui vorrei ispirarmi. La scelta è davvero infinita. Come non pensare a Rita Levi Montalcini ed a Margherita Hack? Come non pensare a Madame Curie, a Florence Nightingale, a Giovanna d’Arco, a suor Teresa di Calcutta, ed a tante, tantissime altre donne che per un motivo o per un altro meritano di essere chiamate straordinarie? La difficoltà, almeno per me, sta nell’abbinare una di queste donne al cibo… ed è una difficoltà non indifferente, che nasce anche dalla mia secolare pigrizia nei confronti dello studio della storia, che mi impedisce anche in questo caso di fare una ricerca seria. Stamani però i miei pensieri sono scivolati oltre le teste di questi miti…. per atterrare vicino a me, su donne che non hanno segnato la storia, ma che un’impronta sulla terra e nel mio cuore l’hanno lasciata eccome. Donne del sud, che la loro vita l’hanno vissuta o la vivono con un coraggio che solo straordinario si può chiamare, che hanno affrontato le difficoltà col sorriso sulle labbra, con forza e solidarietà sempre pronti. Donne di un tempo che sembra tanto lontano e che non lo è, cresciute in epoche difficili, quando l’unico complimento che una donna potesse ricevere riguardava il modo in cui mandava avanti casa e famiglia; donne come mia nonna Adele, che io chiamavo Nonna Sprint, una donna che in guerra, per soccorrere quello che credeva il marito ferito, ha corso come una pazza sotto una pioggia di bombe, e che mi ha amata come e più di una figlia fino al suo ultimo respiro; donne come mia zia Angela, affetta da una malattia che le ha reso difficile molti giorni della sua vita, ma che non ha mai perso il suo sorriso dolcissimo, la sua invincibile allegria, e un amore per la vita che ti faceva innamorare irrimediabilmente di lei;  donne come mia madre, che giovanissima ha lasciato il suo mondo e la sua bambina nata da poco per emigrare insieme a mio padre e cercare insieme a lui un futuro migliore per me e per i figli che sono venuti dopo: cittadina italiana nel mondo, si è piegata ad una nuova vita, ad una nuova mentalità, alla doverosa umiltà di un’ospite in terra straniera, ma senza mai perdere la sua grinta che l’ha portata ad esempio, nei nostri anni da emigranti in Svizzera, a lottare per organizzare insieme ad altre mamme una scuola di italiano per noi bambini che stavamo crescendo parlando francese: quanto ho odiato quei sabato pomeriggio a scuola di italiano, in quell’aula che già frequentavo tutte  le mattine, di sabato pomeriggio mentre i miei compagni di classe erano finalmente liberi… ma quanto mi è servito aver frequentato quelle lezioni!
Sarebbe tanto lunga la lista dei miei ricordi più teneri, più importanti, più significativi, ma so che lo sono solo per me, e dovrei scrivere un romanzo per spiegare perché queste donne, le donne antiche della mia famiglia sono per me straordinarie nel loro anonimato.  E’ a loro che avrei voluto dedicare la mia ricetta partecipante al contest di Stefania. A loro, perché senza di loro io non sarei quella che sono. A loro, le donne della mia famiglia napoletana sparpagliata per il mondo, queste donne stupende che in parte se ne sono andate ma vivono nel mio cuore, nei miei ricordi, nella mia nostalgia.
Nelle regole del contest però c’è scritto che non si possono coinvolgere mamme nonne zie…. per straordinarie che siano. Ma posso mai cancellare tutto quello che ho scritto? No davvero. Però… c’è lei. Una donna napoletana, un’attrice straordinaria, la cui disinvoltura nel recitare, la cui gestualità così tipica, mi ha sempre ricordato in modo quasi doloroso alcune delle donne di cui ho parlato.

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imagesPupella Maggio, attrice di teatro spesso al fianco di Eduardo De Filippo, ha contribuito a fare di alcune opere di Eduardo dei veri capolavori, degli spezzati incredibilmente veritieri della vita della Napoli di tutti i giorni, quella di persone come i miei genitori, quella delle donne forti e pur pazienti della mia vivissima Napoli. In “Natale in casa Cupiello” ti fa entrare in casa sua, ti fa vivere con lei le difficoltà della sua vita, in perenne lotta tra un marito un po’ svampito ed i figli che adora ma che le regalano un dolore dietro l’altro. Eduardo è straordinario, ma non lo è meno lei, meno famosa di lui ma non meno brava a rappresentare le donne generose della mia Napoli. Ho rivisto questa meravigliosa opera teatrale non più tardi di due giorni fa, adorante come sempre di fronte a questo dialetto che adoro, alle espressioni che mi ricordano la mia infanzia, a quel tenero presepio motivo di discussione tra donna Concetta e Lucariè. Pupella Maggio in questa opera è semplicemente inimitabile. Ti regala lacrime e sorrisi con una bravura commovente.


Da guardare fino in fondo… due artisti inarrivabili
Un sogno terribile e macabro, ma lei… stupenda.
Se n’è andata da molti anni, ma nel mio cuore è sempre viva, tenera, bravissima, straordinaria. E la ricetta dedicata a lei non può che essere napoletana… di quelle ricette il cui profumo mi proietta nell’infanzia, quando mamma zie nonne si riunivano e cucinavano tutte insieme, era la regola quasi ogni domenica, ed ogni domenica era una festa. Ne uscivano spesso capolavori per il palato, a volte con pochissimi e poverissimi ingredienti. Avrei solo l’imbarazzo della scelta….. ho pensato alle zeppole di san Giuseppe, che si fanno di questi tempi, ma quelle sono dedicate agli uomini, non alle donne. Ho pensato alla pizza, la buona pizza napoletana che tutte le donne napoletane sanno fare, alle lasagne con le polpettine di carne all’interno, e poi alle meravigliose pastiere nate dalle mani di queste fantastiche donne, ed al tortano dell’altra mia nonna, nonna Anna da cui ho preso il nome, ed anche alle sfogliatelle lisce… e poi i maccheroni al forno, e la pizza con la scarola, e la frittata di spaghetti, e pasta e patate, pasta e cavolfiori, e il babà, e i panzarotti….. i panzarotti…..
I panzarotti!!!!!!!!! Quelli, sìììììììììììì!!! Telefonata di corsa, mamma mammina, la tua ricetta dei panzarotti, ti prego, ma come un po’ di quello, un pugno di quell’altro, uova, quante uova mamma, quante patate, ma come a occhio, ma come facevate a farli così buoni, a occhio tutto??????
A occhio…… ma come si fa??? Io maniaca del grammo, io che mi scrivo ogni correzione delle mie ricette…. però è vero, questo mi succede da quando cucino senza glutine. La mia bacheca in cucina è zeppa di foglietti con ricette corrette: 100 gr 90gr definitivo: 85 gr!!!   Ma i panzarotti forse posso provare a farli senza dosi…. le dosi le scrivo io se mi vengono bene. E così…. son partita all’avventura dei panzarotti,  chiamati anche crocché di patate, dedicati a Pupella Maggio ed a quel buon profumo di infanzia e di Napoli.
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Ingredienti per 25 panzarotti: 1 kg di patate, 2 uova, 100 gr di parmigiano o altro formaggio a scelta, sale, pepe, prezzemolo, 200 gr circa di mozzarella ben asciutta (io uso quella da pizza) o di scamorza affumicata, pangrattato (io uso il Nutrefree).

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Procedimento: lessare le patate con la buccia in acqua salata, farle intiepidire, sbucciarle e passarle con lo schiacciapatate. Aggiungervi le due uova sbattute, il prezzemolo, il parmigiano, il sale ed il pepe, ed amalgamare bene tutto. Ne deve risultare un impasto bello sodo, se non lo fosse si possono aggiungere un cucchiaio o due di fecola di patate (da prontuario per i celiaci), ma se le patate sono a pasta gialla o comunque non novelle, non succederà.
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Con le mani inumidite, prendere una cucchiaiata di impasto, inserirvi un pezzetto di mozzarella o scamorza affumicata, formare dei cilindri di impasto e depositarli su un vassoio. Attenzione, la mozzarella dev’essere ben inglobata nell’impasto, altrimenti durante la frittura il panzarotto si aprirà.
A questo punto se si ha fretta, rotolare ogni cilindretto nel pangrattato e friggere. Per un risultato ancora migliore, infarinarli con farina di riso o altra farina che non venga assorbita molto (io ho usato la DS) , passarli in un po’ di albume d’uovo e poi nel pangrattato. Verranno più asciutti e croccanti.
Friggere in abbondante olio di arachidi, posare su carta assorbente, servire caldi.
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I panzarotti…. caldi e buoni come lo sono le donne del Sud, croccanti e sodi all’esterno ma con un cuore morbido morbido… e completi, come loro, perché questo può essere un piatto unico, basta un po' di insalata e la cena è pronta.

Li avrebbe graditi Pupella i miei panzarotti? Io credo di sì, a quale napoletano non piacciono?…  spero comunque più di quel capitone, di cui dice nel secondo atto della mia commedia preferita “a me, mi fa proprio schifo, ma piace a Lucariello, e allora glielo cucino”… Io credo proprio che si sarebbe…

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… leccata i baffi!
Vero Eduardo?
  Sorriso

E come se non fosse abbastanza chiaro, senza nessuna speranza di vincere ma felice di partecipare, con questa ricetta mi aggrego…

banner donne straordinarie gf

…alle “Donne (st)raordinarie” di Stefania ♥






domenica 18 dicembre 2011

Pizza con la scarola, senza glutine

E’ un piatto campano che adoro, e che tutti gli anni di questi tempi mia mamma presentava spesso in tavola. La scarola con il suo retrogusto amarognolo si sposa divinamente con il dolce dell’uvetta, il forte del peperoncino ed il salato dei capperi, e la pasta da pizza ne fa un piatto unico e gustoso, pratico ed idoneo anche ad un buffet.
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L’anno scorso l’ho fatta così.
Quest’anno ho voluto provare un impasto diverso, incantata dagli impasti a lunga lievitazione scoperti grazie ad Olga. Non avevo mai provato a fare il cosiddetto lievitino, ed è stata una bella esperienza: il risultato è stato un impasto ben lievitato malgrado la quantità minima di lievito di birra, molto buono, senza retrogusto, e malgrado il tempo più lungo la fatica è minima.
Ingredienti per la pasta da pizza: 200 gr di farina Mix B Schar, 200 gr di farina Mix It DS, 150 gr di farina Glutafin Select, acqua tiepida circa 350 ml, 6 gr di lievito di birra, 1 cucchiaino di miele, sale q.b
Ingredienti per il ripieno:  due o tre cespi di scarola, uno spicchio d'aglio, un pizzico di peperoncino, una manciata di pinoli, una di uvetta, una di capperi, olive snocciolate e tagliate.
Procedimento per la pasta: mescolare le tre farine. Sciogliere il lievito di birra in 100 ml di acqua tiepida ed aggiungervi il miele facendolo sciogliere bene. Incorporare 100 gr di farina  mescolando bene in una scodella. Coprire con pellicola per alimenti e far lievitare per un’ora circa.
Procedimento per il ripieno: lavare bene la scarola, asciugarla bene e tagliarla a pezzi. Soffriggere in un po' di olio extravergine di oliva l'aglio ed il peperoncino,  poi versare la scarola: essendo questa voluminosa ci vorrebbe una pentola molto grande, ma volendo se ne può soffriggere  una parte, quando appassita se ne aggiunge ancora, e così via fino ad averla tutta nella pentola. Arrivati a fine cottura  aggiungere l'uvetta, i pinoli, i capperi e le olive, aggiustare di sale. Spegnere e far raffreddare.
Una volta pronto il lievitino, usarlo come lievito impastandolo bene con il resto della farina e dell’acqua ed aggiungendo 4 cucchiai di olio extravergine di oliva e sale a piacere. Fare due panetti, uno un po’ più grande dell’altro, e mettere nuovamente a lievitare per un’ora circa, o perlomeno finché l'impasto non raddoppia di volume o quasi.

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Una volta ben lievitati, stendere il panetto più grande su un pezzo di carta da forno che  vada a misura nella teglia da foderare. Ritagliare eventualmente la pasta in eccesso, bucherellare quella sul fondo e versarvi il ripieno di scarola.

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Coprire con il secondo panetto steso su misura aiutandosi con il mattarello e far aderire i bordi sul tutto bagnando con poca acqua. Spennellare con olio extravergine di oliva.
Cuocere nella parte bassa del forno (in modo che il fondo non resti crudo e bagnato) a 200°C per circa 30 minuti.

La pasta dovrà avere un bel colore dorato.


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Sfornare, servire tiepida… e naturalmente…


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… leccarsi i baffi!!!

giovedì 15 dicembre 2011

Rifatte senza glutine: le crespelle con prosciutto e funghi di Francesca

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Ed eccoci al secondo appuntamento con le “rifatte”!
Questo mese facciamo tutte onore alla gustosa ricetta di Francesca del blog “Una cucina tutta per sé”: le sue deliziose crespelle con prosciutto e funghi sono state molto apprezzate sia dalla sottoscritta che dai suoi familiari, e di nuovo ringrazio Vale e questa sua bella idea che mi fa scoprire ricette che probabilmente non avrei mai eseguito senza le “rifatte”.
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Ho apportato solo piccole modifiche alla ricetta, la cui versione originale ed il procedimento fotografato trovate qui. La prima modifica sta nella misura delle crepes, che ho fatto piccoline dato che avevo deciso di arrotolarle intorno al condimento anziché piegarle come nella ricetta di Francesca. Inoltre per le crepes ho usato la mia ricetta di sempre, comunque molto simile a quella di Francesca.
Ingredienti per le crepes: 400 ml di latte, 2 uova, 140 gr di farina (io uso la Bi-Aglut per pane e paste lievitate), un pizzico di sale.
Procedimento: Sbattere leggermente le uova col pizzico di sale, aggiungere la farina mescolando, poi il latte un po' alla volta ed amalgamare bene tutto facendo attenzione che non si formino grumi. Il risultato dev'essere un liquido tipo pastella, denso ma non troppo. Lasciar riposare una mezz'ora a temperatura ambiente.
Sciogliere un po' di burro nel microonde e mettere la padella sul fornello a fiamma vivace ma non troppo alta. Spalmare un velo sottile di burro sulla padella con un pennello, poi versare, dopo averlo mescolato bene, un po' del composto.
Farlo spargere bene nella padella, girando leggermente quest'ultima oppure con l’aiuto del dorso di un cucchiaio, e far cuocere da una parte. Controllare la cottura, poi voltare la crèpe aiutandosi con una o due palette larghe.
A cottura ultimata, far scivolare in un piatto. Si possono preparare in anticipo impilandole l'una sull'altra
Ingredienti per il ripieno:  500 g di funghi misti (la ricetta originale prevede gli champignons ma avevo una busta di funghi vari surgelati e mi è sembrata l’occasione giusta per usarli), 200 g panna da cucina, 6 fette di prosciutto cotto,
1 mozzarella.
NB: ricordatevi di controllare che il prosciutto sia senza glutine, mentre per una versione non gluten free sostituite la farina mix senza glutine con farina 00.
Procedimento per il ripieno: Lavare e tagliare i funghi e cuocerli in padella con poco olio, sale e prezzemolo finché non saranno morbidi. Passare 3/4 dei funghi con il minipimer fino ad ottenere una cremina morbida, e mescolarli con la panna.
Mettere sulla metà di ogni  crepe una fetta di prosciutto, qualche pezzetto di mozzarella e un po’ di salsa di funghi. Arrotolare e disporre in una pirofila.
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Raffreddare e lasciar riposare una notte in frigorifero (volendo si potrebbero anche cuocere subito, ma lasciandole riposare i sapori si amalgamano e diventano ancora più buone).
Al momento della cottura aggiungere qualche pezzettino di burro e scaldare in forno a 160 gradi per 20 minuti.
Per puro gusto estetico, ho presentato le crepes versandovi sopra un cucchiaio di salsa besciamelle e qualche fungo lasciato integro.
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Sono piaciute moltissimo…. brava Francesca, ricetta splendida, semplice e gustosa!

Ricordo a tutte le persone che vogliono aderire all’iniziativa “Rifatte senza glutine” che la ricetta da presentare il 15 gennaio 2012 sarà questa:

di Jè, del blog “Un castello in giardino”

Partecipate numerosi!!!  Con noi rifatte senza glutine….

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… vi leccherete i baffi!!!

venerdì 8 aprile 2011

Spezzatino di pollo alla soia




img 346Ho tenuto un diario per moltissimi anni. Eh no, non solo in adolescenza ma, quando più spesso e quando meno, fin verso i quarant’anni, quando sono (forse…) finalmente cresciuta e non mi è più venuto spontaneo farlo.
Finché l’ho tenuto, ci ho riversato tutta me stessa. Non raccontavo tanto le cose che facevo, quanto le mie emozioni, la mia allegria o la mia tristezza, i miei entusiasmi ed i miei malumori, le mie considerazioni più o meno sagge (più meno che più…) sugli eventi mondiali o su quelli che si svolgevano intorno a me, nella cerchia dei miei amici o familiari.
Durante i mesi di attesa della mia prima bambina, era a lei che scrivevo quasi tutti i giorni. Non sapevo se sarebbe stato un bimbo o una bimba ma  ascoltavo con più emozione ogni attimo, in silenzio, quella vita che in me cresceva, si muoveva e diventava la cosa più importante della mia intera esistenza. E le scrivevo, a volte lunghe pagine, a volte poche righe, le scrivevo tutto quello che mi passava per la testa, tutto quello che mi attraversava il cuore e lo scalfiva in qualche modo.
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Tra le cose che le scrivevo, ovviamente non tutte serie (anzi!) c’era perfino qualche ricetta! A quel tempo vivevo con mio marito a casa dei miei genitori, in attesa che la casa in cui vivo attualmente venisse costruita, e mia mamma da brava cuoca aveva un modo tutto suo di coccolarmi: cucinava per me i piatti che amavo. Ed io li raccontavo, a volte, a quell’esserino minuscolo che stava cambiando totalmente la mia vita.
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Quando ho letto del contest di Barbara non potevo non ricordare il diario di quei mesi…. così l’ho ripreso in mano, sfogliato alla ricerca di una pagina che potesse partecipare al contest senza sconfinare (in fondo deve trattarsi solo di una ricetta scritta a mano!) ed ho scelto tra le tante queste due… dove parlo alla mia bambina e le descrivo il piatto che mia mamma aveva cucinato per me quella sera, e non svelo niente che non voglio venga svelato :))
La cosa buffa è che poche sere fa ho saputo sia da Stefania che da Felix che esiste una marca di salsa di soja che non contiene frumento… che per di più è presente nel prontuario… e di cosa parla questa pagina che ho scelto?
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Di uno spezzatino con salsa di soia! Pensavo di farne uno glutinoso e fotografarlo all’unico scopo di partecipare al contest…. invece ho potuto cucinarlo per tutti compresa me, e dopo tanti anni gustarmi nuovamente questo piatto che adoro e che ha tre grandi pregi: è facilissimo, velocissimo e gustosissimo!

Ed ora la ricetta scritta in modo più moderno………


SPEZZATINO CON SALSA DI SOIA

Ingredienti per 4-5 persone: Carne magra (petto di pollo, fesa di tacchino o carne rossa magra) 800 gr, 1 cipolla, peperoncino, salsa di soia (nel mio caso senza frumento, ho usato quella di marca LIma, versione Tamara), riso 350 gr.


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Procedimento: mettere a lessare il riso. Nel frattempo tagliare a listerelle sottili la carne (io uso sempre petto di pollo). Soffriggere la cipolla tagliata molto sottile in olio abbondante,  aggiungere la carne e farla cuocere brevemente a fiamma piuttosto alta per evitare che “lessi”; se gradito mettere un pizzico di peperoncino in polvere. Appena cotta (basterà un minuto per la carne rossa, e 2-3 minuti per quella bianca) spegnere il fornello e cospargere a piacere di salsa di soia. Servire caldo accompagnato dal riso in bianco.

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Usare il liquido di cottura per insaporire il riso, e mettere in tavola la bottiglietta di salsa di soia per chi ne gradisse un’aggiunta su carne e riso. E come al solito……

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… leccarsi i baffi!!!

Con questa ricetta partecipo al contest di Barbara del blog "Spelucchino"










sabato 25 dicembre 2010

Parmigiana light di melanzane

Adoro il sapore della parmigiana classica di melanzane, quella con le melanzane fritte... ma dovendo fare sempre i conti con le calorie e soprattutto con il tempo (le prime alla mia età vanno letteralmente dimezzate per controllare il peso, il secondo mi manca cronicamente...) la parmigiana io la faccio così, con le verdure grigliate anziché fritte, e se non è proprio identica a quella classica, è comunque gustosissima. Per risparmiare ulteriormente tempo a volte ho usato le melanzane surgelate già grigliate, e mi sono trovata benissimo.
Di glutine qui non ce n'è... l'importante è usare una pummarola densa ed una mozzarella ben asciutta. Se proprio nel lavorare pensate che il piatto verrà troppo liquido, allora basterà aggiungere una spolverata di pangrattato senza glutine sul pomodoro mentre si compongono gli strati.

Ingredienti: 4 melanzane lunghe di media grossezza, una buona salsa di pomodoro bella densa, mozzarella, parmigiano, sale, pepe.



Procedimento: tagliare le melanzane a fette non sottilissime e grigliarle. Se troppo grandi tagliare in due le fette, e se la buccia è molto spessa eliminarla almeno in parte. Preparare una salsa di pomodoro molto semplice, e farla addensare bene. La mia ricetta è quanto di più semplice si possa immaginare: faccio soffriggere uno o due spicchi d'aglio in poco olio extravergine di oliva, ci verso il pomodoro passato o la polpa di pomodoro, aggiusto di sale e pepe, faccio cuocere a fuoco basso fino a densità desiderata, all'ultimo aggiungo basilico o prezzemolo tritati a secondo della stagione.


Per comporre il piatto, mentre il forno scalda a 200°C metto in una pirofila o in una teglia da forno uno strato di melanzane grigliate, ci spolvero sale e pepe, cospargo di mozzarella asciugata con carta assorbente e tagliata a fettine o a dadini, uno strato di pomodoro, pangrattato se necessario, una spolverata abbondante di parmigiano.

Ripeto fino ad esaurimento degli ingredienti e finisco con parmigiano abbondante
 

Metto nella parte bassa del forno per 30-40 minuti a secondo di quanto è abbondante la tegliata... Il parmigiano deve fondere senza annerire, ed il risultato dev'essere piuttosto asciutto. Faccio riposare per una ventina di minuti e...


... mi lecco i baffi!!!


venerdì 17 dicembre 2010

Pallette con i pioppini


Oggi  ha nevicato fitto fitto per molte ore, ed a Pisa questo è un evento quasi storico. Da romantica e per di più cresciuta nella neve, ho sofferto per aver dovuto osservare quella magnifica nevicata dai vetri dello stabile in cui lavoro, non vedevo l'ora di essere fuori e di andare a casa a fare foto... purtroppo non è andata esattamente così: le strade erano congestionate, mia figlia era bloccata in città perché i pullman non passavano, e tornare a casa dal lavoro dopo aver recuperato lei è stata un'avventura lunga e complicata... il mio paesino, Campo, aveva totalmente cambiato aspetto, il mio giardino tutto bianco aveva un che di magico ma mai come oggi ho apprezzato il calore di casa mia e della mia cucina in modo particolare! Abbandonata l'idea di fare un giro per scattare qualche foto visto che la neve appena sono arrivata a casa si è trasformata in pioggia gelata, con Tishy che giocava con i miei piedi ed inseguiva la povera rassegnata Minou in giro per casa, ho preparato un piatto caldo e supergustoso, adatto ad una serata come questa, con neve e ghiaccio dietro i vetri.





In toscana si chiama "pallette" la polenta un po' fluida versata nel piatto a strati con un bel ragù o con salsa di funghi e salsicce, oppure con i porri... il tutto cosparso di una bella grattata di parmigiano. A me le salsicce non piacciono moltissimo, e poi avevo dei pioppini in frigo e quella con i pioppini è una salsa che adoro letteralmente, così ho optato per le pallette con sugo di pioppini, piatto che Antonio Malanca ci ha presentato durante il corso di cucina pisana. Curiosando per il web alla ricerca del significato di "pallette" sono incappata in una ricetta scritta in vernacolo pisano che mi ha divertita molto, scritta da Clamo. Eccola, per la gioia dei pisani:

‘Omunque dalle mì parti vesto piatto lo fanno anco ‘n estate durante le feste paesane e le sagre, anzi vi dirò di più: ch’ llè di morto più bbono se a fanni ‘ompagnia ci fusse ‘n ber gotto di vino ‘hianti delle nostre ‘olline.
Pallette co’ funghi : Un mezzo ‘hilo di funghi freschi, magari pioppini o morecci, ‘omunque vanno di morto bene anco velli misti o anco velli diacciati, 400 g. di farina di maisse per pulenda, va bene anco vella ‘he coce in 3’, 2 sarcicce di maiale fresche e morvide, 2 spicchi d’aglio, una ‘ucchiàata abbondante di ‘onserva di pomidoro, una tazza di brodo cardo, del cacio parmigiano grattugiato, oglio d’uliva bono, del sale e della pimenta, e se cel’avete anco der pepolino. Mette a coce, 'n der tagame, le sarcicce con 3 o 4 ‘ucchiàate d’oglio e ben sbriciolate, vando henno ‘otte levalle e tenelle da parte. Poi ‘n der sù sugo facci ‘oce i funghi con l’aglio tritato. Doppo un poìno aggiungeci la ‘onserva sciorta ‘n der brodo. Sistemà di sale, attenzione a un salà troppo perché le sarcicce henno saporite, mette anco er pepolino. A chi nì piace ci po’ mette un po’ di pimenta. Rimuginà tutto e aspettà che finiscano di 'oce. Doppo ch’enno ‘otti versà ner tegame le sarcicce e rimescolà bene a fanni prende sapore per dù minuti. Spenge ir gasse. A vesto punto mèttesi a fà la pulenda, mellio falla un po’ fruida. Appena che siete lesti versà dù ‘ucchiàate di sarza ‘n fondo alle scudelle e rioprilla di pulenda, vindi mette artre dù o tre ‘ucchiàate di sarza tutta sparza sopra a rioprì tutto. Spargeci ir cacio parmigiano, ci stà proprio bene. Io dio ‘he vi leccate i bbaffi.

Notare l'ultima frase!!!!!!!

E adesso passiamo alla MIA ricetta!

Ingredienti per 4 persone: per la polenta, da 1500 a 1750 ml di acqua, un cucchiaio di sale, 400 gr di farina di mais, un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Per il sugo: 400 gr di pioppini, 400 gr di polpa di pomodoro, uno spicchio d'aglio, olio extravergine di oliva, sale e pepe, nepitella se reperibile (la mia oggi era sotto la neve e non ce l'ho messa, ho usato un po' di prezzemolo congelato...)
N.B.: Se destinata ad un celiaco, la polenta dev'essere fatta con una farina certificata senza glutine, macinata senza rischio di contaminazioni con cereali contenenti glutine. Io ho la fortuna di avere un'amica che mi porta una magnifica farina da un mulino della lucchesia che macina solo mais... non è sul prontuario ma è sicura al 100%.


Procedimento: pulire i funghi e tagliare grossolanamente i cappelli e più finemente i gambi.



Farli soffriggere con olio extravergine di oliva ed aglio, far cuocere nella propria acqua una decina di minuti. Aggiungere la polpa di pomodoro, la nepitella, aggiustare di sale e pepe, e man mano che cuoce versare quando serve un po' d'acqua calda. Deve cuocere 30-40 minuti a fuoco basso, affinché i funghi diventino morbidi ed il sugo bello saporito.

Mentre la salsa cuoce a fuoco lento, si prepara la polenta. A onor del vero oggi  l'ho fatta con il Bimby, ma il procedimento classico non presenta nessuna difficoltà se non quella di dover mescolare continuamente durante la cottura, lunga una quarantina di minuti... Prima di avere il Bimby a volte la facevo nella pentola a pressione, usavo le stesse dosi qui segnalate, mettevo polenta acqua olio e sale a freddo, una volta che la pentola inizia a fischiare ci vogliono circa 20 minuti (la metà che con la cottura classica, e non c'è da mescolare), viene buonissima ed anche se il fondo si attacca un po' il tutto si stacca con estrema facilità. Usando invece il metodo classico, si porta ad ebollizione l'acqua con il sale e l'olio, si sparge la farina a pioggia mescolando, ed una volta aggiunta tutta la farina si cuoce per circa 40 minuti mescolando continuamente.
Con qualunque metodo si voglia cuocere, la polenta per questo piatto dev'essere comunque piuttosto morbida. La quantità di acqua dipende dalla farina, la mia per esempio ne prende un po' di più ma di solito per 400 gr di farina sono sufficienti 1500 ml di acqua. Comunque l'acqua si può aggiungere anche durante la cottura, ovviamente già molto calda.



Una volta pronti sia la salsa che la polenta, si versa in ogni piatto  uno strato di polenta, poi qualche cucchiaiata di salsa , un altro strato di polenta, si finisce con altra salsa. Si serve ben caldo, cospargendo con un bel po' di parmigiano reggiano. E naturalmente....


...io dio 'he vi leccate i baffi!!!


Con questa ricetta partecipo al contest di Elisa