Si mangia per vivere, non si vive per mangiare

Si mangia per vivere, non si vive per mangiare
Si mangia per vivere, non si vive per mangiare

martedì 15 marzo 2011

Carciofi partenopei

  
In realtà non ho idea di come si chiami questa ricetta... però mia mamma i carciofi li ha sempre fatti così, mia nonna pure, e così li abbino alla loro e mia  terra di origine, a quella meravigliosa Napoli di cui ho un'immensa nostalgia.
 
Non ci sono dosi precise.... l'importante è pulire i carciofi nel modo giusto, così:
 
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Togliere tutte le foglie esterne più dure, tagliare la parte superiore, tagliare anche il gambo in modo tale che il carciofo possa stare in piedi. Allargare con le dita le foglie, in modo che vi entri bene il condimento. Pulire e tagliare a piccoli pezzi il gambo.
N.B. usare i guanti, per evitare di ritrovarsi le dita nere!
 
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Scegliere in base al numero dei carciofi una pentola che li possa contenere tutti mettendoli in piedi sul fondo. Riempire gli spazi con i pezzetti di gambo.
Mettere al centro di ogni carciofo  un po' d'aglio spezzettato, un po' di prezzemolo tritato, e poi sale e pepe su tutto il contenuto della pentola. Infine versare abbondante olio e mettere sul fuoco piuttosto vivace. Quando  il tutto  inizia a soffriggere versarvi un po' di vino  e far evaporare, poi tappare la pentola, abbassare la fiamma e finire di cuocere facendo attenzione che non asciughi troppo (eventualmente aggiungere pochissima acqua). Il tempo di cottura dipende dai carciofi, comunque solitamente una ventina di minuti sono sufficienti.
 
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Si mangiano le foglie intorno... con le mani, per gustarne la parte  meno dura ed eliminare il resto. E dopo, si assapora il cuore morbido e gustoso! I gambi poi... buonibuonissimi..... anzi…
 
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... da leccarsi i baffi!





martedì 8 marzo 2011

Torta salata senza glutine di mele e cipolle

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   Ho sempre avuto una passione per le torte salate, tanto che quando ho iniziato a cucinare senza glutine, ormai dodici anni fa, non mi sono data pace finché non ho trovato una ricetta per un impasto idoneo, e per anni ho usato quello che trovate qui. Ultimamente però mi sento in vena di sperimentare e di cambiare, ed ho deciso di tentare la strada della vera pasta brisée, quella senza uova e senza lievito. Così, seguendo le istruzioni trovate su un libro che si chiama “Pizze focacce… e torte salate” ed. Giunti Demetra, ed usando una farina che per questo tipo di impasto mi sembrava adatta, ho fatto questa torta salata molto inusuale che per mia grande gioia è stata approvata da tutti i commensali. Ecco la ricetta:

Ingredienti:
Per la pasta brisée: 300 gr di farina Bi-Aglut per pane e paste lievitate (sacchetto da 1 kg), 250 gr di burro freddo di frigo, un pizzico di sale, 75 ml di acqua fredda.
Per il ripieno: 2 cipolle bionde medie, 2 mele renette, 100 ml di panna liquida, spezie miste macinate (io ho usato coriandolo, noce moscata, cannella, chiodi di garofano, zenzero), sale e pepe.

Procedimento: versare la farina a fontana in una grande ciotola o sulla spianatoia,  nell’incavo mettere il burro a pezzetti, il pizzico di sale e l’acqua. Impastare il più brevemente possibile in  modo da ottenere un impasto liscio ed omogeneo, poi dividere l’impasto in due panetti di cui uno circa il doppio dell’altro, e mettere in frigo per una buona mezz’ora.

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Riprendere dal frigo il panetto più grande, allargare la pasta e schiacciarla con le mani, poi piegarla in due, spianarla con il mattarello, piegarla di nuovo e spianarla ancora, tirandola sottilmente. Dato che non si tratta di un impasto elastico come dovrebbe, e per non aggiungere farina, ho eseguito queste operazioni (più lunghe da descrivere che da compiere) mettendo la pasta tra due fogli di carta forno.

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A questo punto tagliare la sfoglia per un diametro superiore di almeno 10 cm rispetto alla teglia (per capirsi, la mia teglia è di 20 cm di diametro nella parte più larga ed io ho tagliato la sfoglia per un diametro di circa 30 cm) e, arrotolandola delicatamente intorno al mattarello, trasferirla nella tortiera ricoperta da carta da forno.

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Pressare delicatamente la pasta contro il fondo e le pareti della tortiera, tagliare l’eccesso tutto intorno, poi adagiare sul fondo uno strato di fettine sottili di mela.

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Versare sullo strato di mele uno di cipolla affettata molto sottilmente, e cospargere di spezie miste. Fare poi un altro strato di mele, un altro di cipolla, e condire nuovamente. Alternare in questo modo gli strati, versando sull’ultimo la panna. Usare il secondo panetto per formare, nella maniera già descritta, un sottile "coperchio” di pasta, e trasferirlo sulla torta inumidendo i bordi perché possano aderire bene alla pasta sui lati. Decorare la superficie con motivi di pasta a piacere.

Mi è avanzata un po’ di pasta, così ho fatto anche un tortino piccolo piccolo per mia figlia, che non sopporta le mele cotte e tanto meno le cipolle. L’ho riempito con una patata affettata molto sottile, condita con burro sale e salvia.

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A questo punto devo aprire una parentesi. Io col ripieno mi sono fermata a metà, preoccupata dal  fatto che il sapore insolito potesse non essere del tutto gradito, e decidendo quindi di farne uno strato piuttosto sottile. Ma ne è venuta fuori una torta così delicata che il doppio degli ingredienti nel ripieno ci sarebbe stata benissimo. Quindi, se io ho usato una sola mela ed una sola cipolla per il mio ripieno, tra gli ingredienti ho segnalato due mele e due cipolle perché decisamente ci sarebbero state benissimo, rendendo la torta più piena e dal sapore meno “mascherato” da quello della pasta intorno.

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Infornare a 190°C per 40 minuti circa e servire tiepida.

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Considerazioni: la pasta è venuta benissimo, friabile ma consistente, delicatissima e leggermente sfogliata grazie alla manovra del piegarla due volte. Il ripieno come già detto poteva essere tranquillamente raddoppiato.

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Insomma è buonissima!

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Anzi…

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… da leccarsi i baffi!!!


domenica 6 marzo 2011

♥Un premio molto gradito♥


Come negare che un premio faccia un enorme piacere? Un po' meno l'impegno che comporta.... ma è il minimo, per ringraziare Paola del blog "Mangiami... senza glutine".

Le regole di questo elegante premio:

1- Ringraziare chi ci ce l'ha donato, e lo faccio di nuovo qui dopo averlo fatto sul suo blog. Facile.

2- Dire sette cose di sé...ohi, un po' meno facile. Ma ci proverò.

3- Passare il premio ad altre dieci persone. E questa per me è veramente la più difficile, perché per un motivo o per l'altro vorrei passarlo a tutti i blog che seguo... ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa, da quelli di cucina senza glutine a quelli che parlano di animali o di fede o di case alla moda o di creazioni varie... per cui alla fine questa decisione non la prendo, dedico questo premio a tutti voi che leggo e che mi leggete, a chi non lo fa, a chi lo fa ogni tanto o tantissimo, a chi conosco, a chi no. Siete davvero tutti importanti per me, e tutti meritevoli non di uno ma di decine di premi.

Resta la faccenda delle sette cose su di me.... Ohi.

1. Ho sulle spalle mezzo secolo di vita, più un anno... ma per l'entusiasmo che provo per le cose che ho intorno, per la mia gioia di vivere, per la mia curiosità... a volte mi chiedo se anziché 51 anni io non ne abbia ancora 15... poi purtroppo rughe e carta di identità mi tolgono l'illusione :((

2. Amo moltissimo il mio lavoro, anche se un anno e mezzo fa circa ho deciso, per motivi troppo complicati da spiegare qui, di lasciare il posto in cui pensavo di lavorare fino al giorno (sempre più lontano) della pensione, e ne soffro ancora. Cambiando reparto ho perso un tipo di lavoro che adoravo, e ci ho pianto per mesi. Nel tempo però ho ritrovato la mia serenità, e la voglia di dare qualcosa di buono anche al mio reparto attuale, che non mi dà le stesse soddisfazioni ma che comunque mi fa sentire molto utile... Amo il rapporto che riesco a stabilire con i pazienti, sono felice quando li vedo guarire, e soffro terribilmente nel vedere le troppe persone giovanissime affette da malattie molto gravi. Mi sento spesso  impotente ed infelice di fronte alla sofferenza.

3. Vorrei essere dotata di poteri che purtroppo non ho. Soprattutto quello di cancellare la sofferenza. Ma questo dopo tutto fa parte del punto 2.

4. Adoro il mare e nella stessa identica misura la montagna. Camminare sulla sabbia bagnata o fare un sentiero tra i boschi, trattenere il fiato di fronte alle evoluzioni di un delfino all'orizzonte o vedere un capriolo far capolino dietro un albero mi danno emozioni intense, e nuotare in acque limpide o sciare nel silenzio me ne danno altrettante.

5. Sono pigra e disordinata, cocciuta ed orgogliosa, e cerco da cinquantun anni di correggere questi difetti. Senza molto riuscirci.

6. Metto la mia famiglia sopra ogni altra cosa. Lo so che è banale, ma per me non c'è niente di più prezioso.

7. Credo profondamente nell'amicizia, malgrado le molte delusioni ricevute.

8. Adoro i gatti, attualmente ne ho due, la mia splendida nerissima Minou di sette anni e Tishy,  che aveva pochi giorni quando è entrato in casa mia, minuscolo, quasi moribondo, e che ho tirato su con il biberon. Oggi ha circa quattro mesi e mezzo ed è uno splendido e vivacissimo gattino tigrato.

9. ...Ma non dovevano essere sette?!?

Dopo tutto non è stato così complicato! :))

Di nuovo grazie, Paola, e buona domenica a tutti!

sabato 5 marzo 2011

Biscottini senza glutine ad occhio di bue

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Perché poi si chiameranno occhi di   bue.... se ci penso mi fa un po' senso. Forse semplicemente perché quelli classici, rotondi, ricordano un po’ nella forma l’uovo in padella, chiamato ad occhio di bue… Comunque  sono tanto buoni e semplici da fare.




Un tempo li facevo come credo un po' tutti, pasta frolla spianata, parte piena e parte forata, marmellata sulla parte piena, parte forata appoggiata sopra, e poi in forno.... dove la marmellata bollendo usciva e sporcava la pasta frolla, diventando oltre tutto un po' gommosa..............

Poi ho seguito un corso di pasticceria. I docenti erano giovani pasticcieri dell'Ipercoop, simpaticissimi, allegri e pieni di fantasia. Non potevo assaggiare quasi niente ma l'ho seguito con un piacere immenso, imparando comunque trucchetti che mi sono stati molto utili (per non parlare della ricetta dei bigné ai quali è bastato cambiare farina per avere risultati eccezionali!), tra cui appunto quello per ottenere perfetti e bellissimi biscottini ad occhio di bue.


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Allora, si parte dalla ricetta base della pasta frolla, che trovate qui. Si stende la pasta frolla tra due fogli di carta forno e si tagliano con le formine da biscotti una uguale quantità di forme piene e di forme bucate (il foro centrale si fa con formine piccole). 


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Si cuociono brevemente in forno preriscaldato a 180°C fino a doratura

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Si copre la parte piena con marmellata o nutella


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Si cosparge la parte bucata con zucchero a velo e si appoggia, facendola combaciare bene, sulla parte piena

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…et voilà! Non sono carinissimi??? E come sempre…


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Leccatevi i baffi!!!

giovedì 3 marzo 2011

Bordatino

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Per questa meravigliosa ricetta devo ringraziare il mitico Antonio Malanca, mio maestro di cucina tipica pisana, un grande in cucina ed in simpatia!
 
Il bordatino, piatto tipico della vecchia cucina pisana, non contiene glutine avendo tra gli ingredienti verdure e farina di mais, sempre che ovviamente la farina non sia stata macinata in un mulino che macina anche il grano... per questo, basta consultare il prontuario dei prodotti certificati senza glutine (pubblicato dall'Associazione Italiana Celiachia anche on-line) oppure chiamare il mulino ed accertarsene!
E' un piatto che ha come base quella della zuppa pisana, fatta con verdure e pane, ma qui la cottura finale delle verdure avviene insieme alla farina gialla... un connubio meraviglioso e grande goduria per la gola!!!

Ecco la ricetta:

Ingredienti per 4 persone: 300 gr di cavolo nero, 250 gr di fagioli cannellini secchi (o borlotti o scritti lucchesi), 6 cucchiai colmi di farina gialla, 80 gr di pancetta salata , 1/2 cipolla 1 costola di sedano, 1 carota, aglio, 1 porro, 1 patata media, sale, pepe, passata di pomodoro, timo, semi di finocchio, salvia, olio extravergine di oliva.

Procedimento: iniziare 12 ore prima mettendo i fagioli a mollo nell'acqua. Cuocerli in acqua con aggiunta di sale, salvia e aglio.
 
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Soffriggere tutte le verdure e la pancetta tagliate a piccoli pezzi in olio per circa 10 minuti, aggiungere il pomodoro (giusto quel tanto necessario a colorire) e cuocere altri 15-20 minuti.


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Aggiungere il cavolo sfogliato, ben lavato e tagliato grossolanamente.


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Far appassire con l'aggiunta di due ramaioli di acqua di cottura dei fagioli e dopo circa 20/25 minuti aggiungere i fagioli passati, timo, semi di finocchio. Portare a cottura (circa un'ora e mezzo) aggiustando di sale e pepe, tenendo conto che il brodo finale deve essere liquido.


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Quando il cavolo è cotto unire la farina senza mai smettere di girarla fino alla bollitura, poi far cuocere circa 30-40 minuti continuando a girarla molto spesso. Se il contenuto risulta troppo denso aggiungere acqua calda.


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Servire aggiungendo parmigiano se gradito, un filo d'olio extravergine di oliva e....


 
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... leccarsi i baffi!


Con questa ricetta e con le foto di Pisa pubblicate QUI partecipo al candy di Erica